Psichiatria lascia Giulianova, scoppia la protesta: «Un colpo durissimo alla sanità territoriale»

GIULIANOVA – Nuove polemiche sulla sanità teramana dopo la decisione di trasferire e accorpare il reparto di Psichiatria dell’ospedale di Giulianova alla struttura di Teramo. Una scelta che sta suscitando forte preoccupazione tra cittadini, pazienti e famiglie, privati di un servizio considerato essenziale per il territorio costiero e per le vallate del Tordino e del Vomano.

Secondo quanto denunciato dalle opposizioni, il provvedimento rappresenta l’attuazione di un percorso già delineato nell’Atto aziendale della ASL di Teramo del luglio 2025, documento che aveva già sollevato critiche e contestazioni. La direzione aziendale ha definito l’operazione una semplice “riallocazione” dei posti letto, ma per molti si tratta a tutti gli effetti della chiusura di un reparto strategico.

A intervenire duramente sono il consigliere regionale Dino Pepe e i consiglieri comunali del Partito Democratico Alessandra Matone e Oreste Marchionni. Per gli esponenti dem, la scelta rischia di compromettere la qualità dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, per i quali la vicinanza alla famiglia e al contesto di vita rappresenta una componente fondamentale del percorso terapeutico.

“Definire riallocazione la chiusura di un reparto così sensibile è un insulto all’intelligenza dei cittadini e al dolore delle famiglie”, dichiarano i tre amministratori, denunciando quello che considerano un progressivo impoverimento degli ospedali della provincia e, in particolare, del presidio di Giulianova.

Nel mirino anche la politica sanitaria regionale. Pepe, Matone e Marchionni evidenziano il contrasto tra l’aumento della pressione fiscale e la riduzione dei servizi sanitari offerti ai cittadini. “Non si può chiedere maggiori sacrifici economici ai contribuenti e contemporaneamente continuare a tagliare reparti e prestazioni”, sostengono.

Secondo i rappresentanti del PD, il trasferimento della Psichiatria potrebbe inoltre provocare un sovraccarico della struttura di Teramo e accelerare il processo di ridimensionamento dell’ospedale di Giulianova, sempre più distante dal ruolo di presidio per acuti. Una prospettiva che alimenta il timore di un ulteriore indebolimento della rete sanitaria provinciale e del diritto alla salute per migliaia di cittadini.