“Liste d’attesa sotto accusa: Asl Pescara, il manager si valuta da solo e la politica chiede trasparenza”

La valutazione del Direttore generale della Asl di Pescara, Dott. Michitelli, finisce sotto accusa politica e amministrativa dopo la seconda Commissione di vigilanza richiesta dal consigliere regionale PD Sandro Mariani. Al centro della contestazione c’è la mancata valutazione nei tempi previsti: il termine del 15 ottobre 2025, definito “perentorio” dagli organismi regionali, non sarebbe stato rispettato, lasciando il manager in servizio per circa nove mesi senza verifica formale. Per i firmatari dell’iniziativa, questo ritardo non è un dettaglio tecnico ma un fatto politico e gestionale rilevante, che incide anche su eventuali premi e sulla stessa continuità dell’incarico.

Il nodo principale riguarda le liste di attesa, utilizzate come indicatore chiave della performance sanitaria. Ed è proprio su questo punto che emergerebbe la frattura: criteri diversi tra le Asl abruzzesi renderebbero i risultati non confrontabili. Mentre nelle Asl di L’Aquila, Teramo e Chieti si applica la percentuale delle prestazioni erogate nei tempi di legge, la Asl di Pescara difende il criterio del tempo medio di attesa, con effetti radicalmente diversi sulla valutazione finale. Secondo la ricostruzione politica, questa discrepanza sarebbe stata confermata da una lunga serie di atti e scambi tra Dipartimento Sanità, Agenzia sanitaria regionale e Asl, con risposte parziali e dati ritenuti incompleti.

Nel passaggio più controverso, tra aprile e maggio 2026, lo stesso Dott. Michitelli—diretto interessato alla valutazione—avrebbe prodotto note e chiarimenti tecnici sui dati utilizzati, intervenendo su un procedimento che lo riguarda direttamente. Un’anomalia che, per i denuncianti, solleva un problema evidente: sovrapposizione tra chi dovrebbe essere valutato e chi contribuisce a definire il risultato finale. Nel confronto istituzionale entrano anche il Direttore sanitario Dott. Di Luzio e il Direttore dell’Agenzia sanitaria regionale Dott. Brucchi, che chiedono chiarimenti su possibili errori, “refusi” e tabelle relative alle prestazioni traccianti. Ma proprio nella fase decisiva, la gestione dei dati cambierebbe ancora, alimentando dubbi sulla coerenza dell’intera procedura valutativa.

Per le opposizioni, il quadro complessivo è quello di un sistema opaco: ritardi, criteri non uniformi, documenti incompleti e interpretazioni divergenti dello stesso contratto di valutazione. Per questo arriva la diffida all’Assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì di non portare in Giunta alcuna delibera di valutazione positiva senza prima la validazione indipendente dei dati da parte dell’Agenzia sanitaria regionale. L’attenzione si estende anche al Presidente della Regione Marco Marsilio, firmatario dei contratti di valutazione dei manager sanitari.

“Le liste d’attesa non possono essere un terreno di interpretazione variabile: sono il parametro centrale per misurare il diritto alla salute”, è la posizione dei promotori. La richiesta finale è netta: stop alla delibera finché non sarà garantita piena trasparenza, uniformità dei criteri e chiarezza sui dati utilizzati. Un caso che, al di là del singolo manager, riapre il tema della “governance” sanitaria regionale e della credibilità dei sistemi di valutazione nel servizio pubblico.