Sinistra Italiana e Alleanza Verdi e Sinistra intervengono sulla vicenda che ha coinvolto la consigliera comunale Alessia Nori durante la prima seduta del nuovo Consiglio comunale, esprimendo piena solidarietà all’esponente di minoranza per le frasi che, secondo quanto riportato, le sarebbero state rivolte dal sindaco Fabio Altitonante.
Per i rappresentanti di AVS, la questione assume una particolare rilevanza sul piano istituzionale. Un sindaco, sottolineano, non rappresenta soltanto la maggioranza che lo sostiene, ma l’intera comunità, compresi i consiglieri di opposizione e i cittadini che non lo hanno votato. Nel mirino del partito finiscono alcune espressioni attribuite al primo cittadino durante il dibattito consiliare. Tra queste, frasi come “non hai preso neppure i voti dei parenti” e “prendi la scopa e impara a fare qualcosa”, considerate offensive e incompatibili con il confronto democratico.
Secondo AVS, l’utilizzo dell’aula consiliare per deridere o delegittimare una consigliera di minoranza rappresenta un fatto politicamente grave, aggravato dal riferimento a stereotipi che richiamano ruoli domestici e che, a loro giudizio, tradiscono una visione maschilista ormai fuori dal tempo. «Il Consiglio comunale non è proprietà del sindaco né della maggioranza», affermano i segretari Licheri e Chiavetta. «È il luogo della rappresentanza democratica e chi ricopre incarichi istituzionali ha il dovere di garantire rispetto, equilibrio e dignità».
I due esponenti politici evidenziano inoltre come simili espressioni non possano essere liquidate come semplici battute o come normale dialettica politica, ma vadano lette come il riflesso di una cultura che tende ancora a sminuire il ruolo delle donne impegnate nelle istituzioni. Per questo motivo Sinistra Italiana e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono al sindaco Altitonante di chiarire pubblicamente quanto accaduto e di porgere le proprie scuse alla consigliera Nori, al Consiglio comunale e alla cittadinanza. «Le istituzioni democratiche si difendono anche attraverso il linguaggio», concludono. «Chi le rappresenta ha il dovere di esserne all’altezza».

