Stop che non sono stop e problemi che non sono problemi: benvenuti ad Atri

ATRI – Il Comune di Atri interviene sulla vicenda dei lavori alla scuola media “Mambelli” con una nota che, più che chiarire, sembra avere l’obiettivo di ricomporre ogni pezzo del cantiere dentro la categoria del “tutto normale”. A leggere il comunicato, la prima sorpresa è che la sospensione dei lavori non sarebbe stata una sospensione, ma una semplice “applicazione di procedure ordinarie”. Una definizione che trasforma lo stop del cantiere in una sorta di pausa amministrativa invisibile. Secondo l’ente, nessun esposto o segnalazione avrebbe determinato l’interruzione, smentendo quindi le ricostruzioni circolate sulla stampa. Il problema nasce invece all’interno delle stesse lavorazioni, quando viene scoperto materiale contenente amianto.

Materiale che, viene precisato, era “incassato nella muratura” e quindi non rilevabile prima dell’avvio dei lavori. Una spiegazione che, se da un lato rassicura, dall’altro apre la domanda più semplice: quando e come si sono fatti i controlli preliminari? Il Comune sottolinea che, appena emerso il sospetto, sono state attivate le procedure presso la ASL competente. E che il nulla osta sanitario è arrivato solo ieri, consentendo la ripresa immediata delle attività. Nel frattempo, però, il cantiere risulta formalmente sempre in movimento, anche quando era fermo. Una continuità narrativa che sembra più solida di quella fisica.

Sul fronte sicurezza, il messaggio è netto: nessun rischio per la collettività, tutto avviene secondo protocolli rigorosi. Ma nessuno spiega se nel corso dei primi giorni di lavoro siano stati distrutti manufatti di materiali pericolosi. Insomma si usa una formula che, nei comunicati istituzionali, occupa spesso lo stesso ruolo delle cinture di sicurezza negli annunci aeroportuali.

Capitolo finanziamenti PNRR: nessun pericolo, eventuali ritardi sarebbero comunque recuperabili con proroghe previste. Anche fino a due mesi, viene precisato, in presenza di circostanze oggettive e documentate. Lo speriamo tutti, considerando che in caso contrario per un comune indebitato per oltre 12 milioni di euro e con un piano di rientro che prevede il recupero di 800mila euro per 15 anni significherebbe il fallimento.  Resta quindi un quadro in cui ogni imprevisto appare già previsto, ogni problema già gestito e ogni interruzione già superata. Una narrazione che somiglia molto a quella usata proprio per raccontare alla gente che Atri non aveva nemmeno un euro di debito e che, anzi, i “soldi sono in banca”.