Atri, dove i debiti non muoiono mai: storia semiseria dei 13 milioni quasi dimenticati

ATRI – Ma che fine hanno fatto i quasi 13 milioni di euro di debito accumulati dalla giunta di centro-destra? Si, è vero, hanno fatto un piano di rientro già attivo, ma quali conseguenze stanno maturando per gli atriani? È vero, c’è chi tiene un diario, chi colleziona figurine e chi, con sorprendente costanza, accumula debiti. Ad Atri, negli ultimi anni, sembra essersi affermata soprattutto la terza scuola di pensiero, con un “album” che oggi, sfogliando le carte comunali, racconta anche dei maldestri tentativi di nascondere sotto il tappeto una polvere fatta di frasi come: “Siete dei bugiardi”, “I conti sono a posto”, “I soldi sono in banca”.

L’esorbitante cifra, però, sembra essere scomparsa dal dibattito pubblico. E così sembra quasi che in sedici anni di gestione amministrativa, il debito è cresciuto con una discrezione quasi educata, senza mai disturbare troppo la scena politica, ma nemmeno decidere di andarsene. La verità è che ormai gli atriani la considerano un’eredità, una tradizione e chi addirittura un tratto distintivo del territorio. Tanto che qualche pinetese, alle prese con una auspicabile unione tra i due comuni avverte: “Ma non è che ci dobbiamo sobbarcare anche i debiti degli atriani?”

E nonostante gli uffici continuano a lavorare tra bilanci, aggiustamenti e ricostruzioni contabili, sembra di vivere una saga televisiva che durerà minimo 15 anni. Il debito resta lì, immobile ma ingombrante, come un monumento invisibile che però tutti conoscono molto bene. Colpisce la sua longevità: un debito che ha attraversato stagioni politiche, cambi di sindaci e persino qualche mutazione del linguaggio amministrativo. Un primato, se così si può dire, che meriterebbe targhe o celebrazioni ma che si vuole regalare alla memoria corta delle persone.