Frana e condizioni delle abitazioni: rabbia alle palazzine ATER di Atri: “Solo parole, nessun intervento”

ATRI – Un sopralluogo definito “necessario”, ma che per molti residenti si è trasformato nell’ennesima occasione mancata. Ieri mattina una folta delegazione composta da tecnici, amministratori, rappresentanti politici e cittadini ha effettuato un nuovo controllo nell’area delle palazzine ATER di Atri, colpita circa un mese fa da una frana che continua a destare forte preoccupazione.

L’obiettivo dichiarato era quello di verificare le cause dello smottamento, analizzare l’evoluzione del fenomeno e individuare eventuali responsabilità, anche in relazione ai futuri costi degli interventi.

Ma proprio sul fronte delle cause emergono letture diametralmente opposte: da una parte il Comune, convinto che la frana possa essere stata aggravata da una cattiva regimentazione delle acque piovane provenienti dagli edifici ATER; dall’altra i tecnici dell’Ater che ipotizzano invece un incauto sbancamento effettuato anni fa alla base della collinetta su cui sorgono le palazzine.

Una contrapposizione che, di fatto, blocca ogni certezza e alimenta la rabbia dei residenti, sempre più esasperati da una situazione che si trascina senza soluzioni concrete. “Si discute ancora di responsabilità mentre il terreno continua a muoversi”, è il sentimento diffuso tra gli abitanti, che chiedono interventi immediati e non ulteriori tavoli tecnici.

Nel corso del sopralluogo è stata decisa l’installazione di sensori di monitoraggio sulla scarpata, con l’obiettivo di rilevare eventuali nuovi movimenti del terreno. Ma anche questa misura viene accolta con scetticismo: la scarpata, infatti, si presenta in stato di abbandono, completamente invasa da erbacce e vegetazione spontanea. Una condizione che ha sollevato ulteriori polemiche sulla mancata manutenzione dell’area.

A peggiorare il quadro, secondo gli abitanti, è anche la condizione generale delle palazzine ATER, dove da annisi attendono interventi su strutture, tetti e appartamenti, molti dei quali presentano segni evidenti di degrado. Una situazione che si somma al rischio idrogeologico e che alimenta un senso diffuso di abbandono.

Con risorse economiche limitate sia da parte del Comune che dell’Ater, la preoccupazione dei residenti cresce. E la pazienza sembra ormai al limite: “Non vogliamo più promesse, ma lavori veri”, è il messaggio che arriva con sempre maggiore forza dalle famiglie che vivono nell’area colpita dalla frana.