Essere un bravo giornalista oggi è semplice: basta dare ragione a tutti contemporaneamente. Se critichi qualcuno, sei di parte. Se lo elogi, sei ancora più di parte. Il professionista ideale dovrebbe pubblicare articoli completamente vuoti, così nessuno può offendersi. Meglio ancora se ogni frase viene accompagnata da venti note esplicative e tre scuse preventive. Quando racconta un fatto, deve assicurarsi che il fatto non sembri troppo favorevole ai protagonisti. Se piove, non può scrivere che piove: qualcuno potrebbe pensare che ce l’abbia con il sole. Se c’è il sole, attenzione: gli amanti della pioggia potrebbero sentirsi discriminati. Il giornalista perfetto intervista tutti, compresi i passanti, i piccioni e i semafori. Ogni opinione deve essere bilanciata da un’opinione opposta e da una terza che critichi entrambe. Alla fine dell’articolo nessuno capisce nulla, ma tutti apprezzano l’equilibrio. Naturalmente, chi lo accusa di essere di parte continuerà a farlo. Perché il vero problema non è quello che scrive il giornalista. È che, per alcuni politici, imparzialità significa semplicemente essere d’accordo con loro. E questa, purtroppo, è una notizia impossibile da verificare.
Il Giornalista Ideale? Quello Che Non Scrive Nulla

di