Atri, strategia anti-crisi: meno campi sportivi, più citofoni

ATRI – Nessuna smentita secca, nessun “state tranquilli, lo stadio resta dov’è”. Sulla possibile vendita dell’area del “Eusebio Pavone”, il Comune di Atri preferisce una linea più creativa: trasformare il problema in opportunità abitativa. E così, mentre l’ipotesi di nuove palazzine prende quota, arriva anche la chiave di lettura ufficiale: lo spopolamento si combatte costruendo case. Una logica che, in estrema sintesi, potrebbe essere riassunta così: meno campo da calcio, più metri quadri, più giovani coppie, più futuro.

Un’idea quasi poetica nella sua semplicità: se i ragazzi non restano perché non ci sono opportunità, magari restano perché ci sono appartamenti nuovi. Il tutto partendo proprio dall’area dove oggi corrono, tirano e segnano. Nel frattempo lo stadio, da luogo sportivo, rischia di diventare un piccolo laboratorio demografico a cielo aperto: un esperimento in cui il fischio finale lascia spazio al trapano e ai cantieri. Secondo questa visione, le nuove abitazioni dovrebbero avere un effetto quasi magico: attrarre famiglie, invertire i trend e riportare popolazione. Il tutto senza passare dal via, cioè senza più palloni ma con cucine open space.

Non manca però qualche dubbio tra i cittadini, che si interrogano su una strategia contro lo spopolamento che parte proprio eliminando uno degli spazi pubblici più frequentati dai giovani. Nel dibattito politico, la questione resta aperta: rigenerazione urbana per alcuni, cambio di destinazione d’uso con ottimismo demografico incorporato per altri. Intanto lo stadio Pavone attende il suo destino con calma sportiva: forse ultimo fischio, forse primo cantiere. In ogni caso, ad Atri, il futuro sembra sempre più residenziale. E sempre meno da bordo campo. Alla faccia del consumo zero del suolo. A proposito a cosa serviranno i soldi che il Comune incasserà? Tranquilli saranno usati per rimettere a posto il centro turistico integrato. Già, ma prima o dopo gli appartamenti? O magari finirà tutto come la palestra che doveva sorgere dietro le elementari? Sacrificata in nome del posto auto.