Benvenuti ad Atri, dove il problema non è trovare casa ma trovare vicini

ATRI – Lo spopolamento continua a rappresentare una delle principali sfide per il territorio atriano. I dati demografici mostrano un progressivo calo della popolazione che, nel corso degli ultimi decenni, ha ridotto in modo significativo il numero dei residenti. Nel 1951 Atri contava oltre 14 mila abitanti, mentre oggi la popolazione è scesa sotto le 10 mila unità. Secondo gli ultimi dati Istat, al primo gennaio 2026 nel comune risiedono 9.814 persone, con una diminuzione di oltre 1.300 abitanti rispetto al 2011, quando i residenti erano più di 11.100.A pesare è soprattutto la denatalità. Nel 2025 ad Atri sono state registrate appena 52 nascite a fronte di 105 decessi, con un saldo naturale negativo di 53 unità. In pratica, per ogni nuovo nato si registrano circa due decessi. Il fenomeno si accompagna a un progressivo invecchiamento della popolazione. Gli over 65 rappresentano ormai il 29% dei residenti, mentre gli under 15 sono poco più del 10%. Le analisi di Openpolis sulle aree interne evidenziano come la diminuzione delle nascite e la fuga dei giovani verso i centri più grandi stiano ridisegnando la geografia sociale di molti comuni abruzzesi. Lo spopolamento comporta infatti meno iscritti nelle scuole, una riduzione dei servizi, maggiori costi per l’assistenza agli anziani e un indebolimento del tessuto economico locale. Le attività commerciali e le imprese si trovano a operare in un mercato sempre più ristretto, mentre cresce la difficoltà nel garantire servizi essenziali ai cittadini.

Le conseguenze di tutto questo quindi sono:

  • Meno forza lavoro: con meno giovani in età lavorativa, le imprese faticano a trovare personale qualificato e possono essere meno incentivate a investire sul territorio.
  • Riduzione dei consumi: meno abitanti significa meno clienti per negozi, attività commerciali, bar, ristoranti e servizi, con il rischio di chiusure e perdita di posti di lavoro.
  • Scuole a rischio: la diminuzione delle nascite porta a un calo degli iscritti, con possibili accorpamenti o chiusure di classi e plessi scolastici.
  • Aumento della spesa sociale: una popolazione più anziana richiede maggiori servizi sanitari e assistenziali, mentre diminuiscono i contribuenti che sostengono il sistema locale.
  • Minore attrattività per gli investimenti: aziende e professionisti tendono a scegliere territori con una popolazione stabile o in crescita, dove esistono maggiori opportunità di mercato.
  • Abbandono del patrimonio immobiliare: case vuote e minore domanda possono provocare una perdita di valore del patrimonio edilizio e un progressivo degrado di alcune aree.

Benvenuti nella città(dina) dove tutto va bene.