Hortus Hatriae: il giardino che c’era… ma solo all’inaugurazione

Un mese fa, in una giornata di quelle che sembrano scritte apposta per i comunicati stampa, l’Hortus Hatriae è stato inaugurato in pompa magna. Nastri, sorrisi istituzionali, fotografie ufficiali e la promessa – pronunciata con quella sicurezza che di solito si riserva alle previsioni del tempo – che lo spazio verde realizzato dagli studenti delle scuole superiori, con il contributo della Fondazione Tercas, sarebbe diventato un piccolo gioiello visitabile e curato con dedizione dagli operai comunali.

Un mese dopo, il miracolo botanico sembra aver preso una strada tutta sua: quella dell’invisibilità amministrativa.

Secondo le dichiarazioni iniziali, l’Hortus Hatriae avrebbe dovuto rappresentare un esempio virtuoso di collaborazione tra scuola, enti e territorio. Un orto didattico, certo, ma anche un simbolo: quello delle cose che nascono, crescono e – possibilmente – vengono anche mantenute in vita dopo la foto ufficiale.

E invece, ieri, chi si è avvicinato al sito ha potuto sperimentare una nuova forma di archeologia contemporanea: quella del “quasi-visibile”. L’area risulta infatti non visitabile, nonostante il vicino Museo Archeologico segua orari regolari e continui la sua attività come se nulla fosse accaduto nel mondo vegetale accanto.

L’Hortus, a quanto pare, ha scelto una forma di autonomia radicale: l’auto-chiusura.

La manutenzione promessa dagli operai comunali, nel frattempo, sembra essersi evoluta in un concetto filosofico più che operativo. Una presenza eterea, evocata nei discorsi inaugurali, ma difficile da riscontrare nella pratica quotidiana. Le piante, lasciate a sé stesse con la fiducia tipica delle grandi occasioni, stanno probabilmente sperimentando anche loro il senso dell’abbandono creativo.

C’è chi sostiene che si tratti di una “fase di assestamento”. Altri parlano di “tempi tecnici”. Qualcuno, più ottimista, ipotizza che l’orto stia semplicemente lavorando a un concetto innovativo di biodiversità: quello in cui le erbacce crescono indisturbate mentre le intenzioni progettuali vengono potate alla radice.

Resta il fatto che l’Hortus Hatriae, inaugurato come promessa di apertura e partecipazione, oggi risponde con un messaggio molto chiaro, anche se non scritto: “visitabile sì, ma solo nella memoria dell’inaugurazione”.

Nel frattempo, gli studenti che lo hanno realizzato possono vantare un’esperienza formativa di grande valore: imparare che in alcuni casi la parte più duratura di un progetto non è la sua realizzazione, ma la sua conferenza stampa.

E mentre il Museo Archeologico accanto continua giustamente la sua attività, l’orto contemporaneo sembra già essere entrato nella categoria più italiana dei luoghi pubblici: quelli perfettamente funzionanti… finché non li si guarda da vicino.