Spendere è facile, amministrare è un’altra cosa

C’è il sindaco che inaugura un’opera dopo aver trovato i soldi per realizzarla. E poi c’è quello che taglia il nastro oggi, sperando che il conto arrivi quando sarà già finito il mandato. Due modi molto diversi di amministrare una città.

Il primo passa le giornate tra bilanci, bandi e finanziamenti, magari risultando anche un po’ noioso. Il secondo preferisce le conferenze stampa, le promesse a effetto e le foto sorridenti, mentre il ragioniere del Comune inizia a fare gli straordinari.

Il sindaco bravo sa che ogni euro speso dovrà essere giustificato ai cittadini. Quello “creativo”, invece, considera il debito una specie di eredità da lasciare al successore, quasi fosse un regalo di fine mandato.

Il primo investe pensando ai prossimi vent’anni. Il secondo pensa soprattutto ai prossimi venti giorni, possibilmente fino alle elezioni. Se poi i conti non tornano, ci sarà sempre una giustificazione pronta: la crisi, il governo, il meteo o qualche oscura congiunzione astrale.

Alla fine, però, i numeri hanno un brutto difetto: non votano, ma presentano il conto. E quando il bilancio si riempie di debiti, le tasse aumentano, i servizi rallentano e le promesse si trasformano in rate.

Per questo, più che il sindaco delle inaugurazioni, ai cittadini serve il sindaco dei conti in ordine. Perché le opere passano, le fotografie ingialliscono, ma i debiti restano. E quelli, purtroppo, non li paga mai chi li ha annunciati con il sorriso più smagliante.