ATRI/PINETO – La fusione tra Atri e Pineto, lo diciamo subito per non incorrere in incomprensioni, rappresenta una prospettiva che questo giornale sostiene convintamente. Non si tratta di cancellare due identità, ma di costruire un progetto amministrativo capace di rafforzarle entrambe, mettendo a sistema risorse, competenze e potenzialità che già oggi sono profondamente intrecciate.
I vantaggi sarebbero molteplici. Sul piano economico, una realtà amministrativa più ampia avrebbe maggiore forza nell’intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei, programmare investimenti strategici e razionalizzare i servizi pubblici, con evidenti benefici per cittadini e imprese. Sul piano sociale, la fusione consentirebbe di pianificare in modo unitario sanità, scuola, mobilità, turismo e sviluppo del territorio, superando confini amministrativi che spesso risultano ormai anacronistici.
Atri e Pineto condividono da sempre una storia comune. La città ducale guarda naturalmente al suo sbocco sul mare, mentre Pineto ha trovato nell’entroterra atriano un riferimento culturale, economico e sociale. Le relazioni tra le due comunità sono quotidiane: famiglie, lavoro, commercio, associazionismo e tradizioni dimostrano che esiste già un territorio che vive come un’unica realtà.
Detto questo, però, bisogna sottolineare, soprattutto i più smemorati o per quei personaggi che oggi sono stati folgorati sulla via di Damasco alcune occasioni che, a nostro giudizio, sono state perdute. Rimane il rammarico, ad esempio, per il mancato percorso condiviso in occasione della candidatura del territorio Atri-Pineto al riconoscimento di patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, un progetto che si interruppe all’ultimo momento per le sfuriate incomprensibili del sindaco di Atri di allora con motivazioni che apparvero prive della necessaria visione strategica.
Analogo giudizio esprimiamo sul reiterato rifiuto, da parte delle precedenti amministrazioni comunali atriane, di acquisire una quota di partecipazione nell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Quella scelta avrebbe rappresentato un primo, concreto passo verso una gestione sempre più integrata di un patrimonio ambientale che appartiene a entrambe le comunità.
Sono state, a nostro avviso, occasioni mancate che hanno rallentato un percorso di collaborazione che oggi sembra essere destinato a riprendere. Con uno sguardo rivolto al futuro e non alle appartenenze di parte, è il momento di avere il coraggio di discutere seriamente. Perché Atri e Pineto, insieme, avrebbero le dimensioni, la forza e le capacità per diventare uno dei poli più importanti dell’intera provincia di Teramo
NB – L’immagine di copertina è stata creata con l’IA
