Ruspe e demolizioni, cala il sipario sulla palestra Bargiglione

ATRI – C’era una volta una palestra… Così si potrebbe iniziare il triste racconto di quello spazio coperto nel cuore di Atri, intitolato a Ugliano Bargiglione, che per generazioni ha rappresentato molto più di un semplice tetto sotto cui far rimbalzare un pallone. Chi non ricorda quell’edificio pulsante di vita, capace di accogliere alcune centinaia di spettatori, i cui spalti tremavano per il tifo e l’entusiasmo giovanile? Un luogo di aggregazione al coperto dove l’inverno, il freddo e le giornate umide e piovose non facevano paura. Poi, con la stessa logica spietata dei “caterpillars” che abbattono la storia in nome di piani sterili, quella fortezza dello sport è stata cancellata. Un brutto mattino Atri si è svegliata senza la sua palestra, sostituita oggi da una spianata d’asfalto e da un freddo campetto all’aperto. Dove prima c’erano spalti, spogliatoi e il calore di una comunità, oggi restano solo linee tracciate sul cemento sul retro della scuola primaria. Come spesso accade, è prevalso l’interesse dell’inefficienza burocratica sull’immenso valore sociale e culturale della struttura. Una perdita che lascia un vuoto incolmabile e toglie una reale prospettiva di crescita ai giovani atriani, costretti a subire le scelte di chi ha scelto di non scegliere, scusate il gioco di parole, la gestione del patrimonio pubblico sportivo.

Occorre aprire gli occhi di fronte alla realtà circostante e guardare finalmente “l’altra faccia della medaglia” della situazione sportiva ad Atri. Mentre ci si concentra sulle poche realtà rimaste, si consuma un disinteresse spietato nei confronti dello sport di massa e del vivaio giovanile. Non dimentichiamo i dati allarmanti emersi dagli screening medici nazionali sulla salute dei bambini in età scolare: forme preoccupanti di deviazione della colonna vertebrale come la scoliosi e tassi di obesità infantile dovuti proprio alla mancanza di una sana attività motoria. Di fronte a questo quadro, la scelta di ridurre gli impianti attivi a uno solo, sostituendo una struttura coperta con un campetto all’aperto sul retro della scuola, assume i contorni di un dramma sociale. Il bambino atriano non può più calcare, da solo o in compagnia di coetanei, il parquet di una palestra protetta durante i lunghi e piovosi mesi invernali. Le autorizzazioni per i pochi spazi rimasti sono concesse solo a società organizzate che si contano sulla punta delle dita, escludendo la massa. Diventa allora doveroso chiedere strutture sportive “accessibili” che facilitino l’avvento di un’educazione sportiva precoce, che si configura non come un hobby, ma come una vera e propria profilassi contro patologie infantili a carattere sociale. In sociologia urbana si dice spesso che “un campetto aperto in più è un centro di recupero in meno”. Quando si perde il 66% degli spazi sportivi di un territorio, a pagare il conto più salato sono la salute e la socialità delle nuove generazioni.

Al posto della palestra Bargiglione un parcheggio