Atri, lo sport giovanile resta senza spazi: da tre impianti a uno solo, il prezzo lo pagano i ragazzi

L’obiettivo principale di qualunque amministrazione lungimirante dovrebbe essere quello di contribuire concretamente alla crescita dei propri ragazzi, anteponendo ai meri calcoli di bilancio la creazione di attività giovanili polivalenti e inclusive. Lo sport, inteso come momento di aggregazione, crescita culturale e benessere, secondo il più genuino spirito coubbertiniano, necessita però di solide fondamenta su cui poggiare: le infrastrutture.

Ad Atri, purtroppo, assistiamo a una parabola diametralmente opposta. Un tempo il tessuto sociale poteva contare su una rete diversificata di tre impianti sportivi, capaci di accogliere la voglia di muoversi e di stare insieme di centinaia di bambini e adolescenti. Oggi quel patrimonio si è drasticamente ridotto a un solo polo superstite. Un imbuto organizzativo che mette in seria difficoltà i dirigenti delle società dilettantistiche locali, costretti a fare i salti mortali per incastrare orari, turni e calendari.

Il settore giovanile si ritrova così privato del proprio spazio vitale. Senza strutture adeguate e accessibili, molte famiglie sono costrette a rinunciare alla pratica sportiva oppure a spostarsi nei comuni limitrofi, disperdendo un patrimonio umano e sportivo di grande valore. La riduzione degli spazi non rappresenta solo un dato numerico, ma un duro colpo a quel concetto di sport come argine al disagio e diritto fondamentale alla socialità per le nuove generazioni.

Passare, nel giro di pochi anni, da tre strutture funzionanti a un solo impianto significa assistere a un vero e proprio declassamento dei servizi offerti alla collettività. Se da un lato l’amministrazione tenta di tamponare l’emergenza con la realizzazione del campetto polivalente all’aperto sul retro della scuola primaria, dall’altro la realtà descrive uno scenario di profonda precarietà. Un campo esterno, privo di copertura e dei servizi che la palestra “Bargiglione” garantiva, non può in alcun modo compensare la perdita di una struttura di quella importanza.

Le conseguenze, sia sul piano agonistico sia su quello ricreativo, sono evidenti: congestione degli spazi, usura accelerata dell’unico impianto rimasto e, soprattutto, l’esclusione di tanti giovani che praticano sport non con ambizioni professionistiche, ma per il semplice piacere di stare insieme, divertirsi e crescere. Nelle frazioni e nel centro storico si avverte con forza il peso di questo impoverimento infrastrutturale. Quando la politica preferisce la dismissione o la mancata manutenzione straordinaria alla tutela dei luoghi di aggregazione, il conto più pesante lo pagano le famiglie e le piccole associazioni, private del diritto di vivere lo sport vicino a casa e in condizioni di sicurezza.

 

L’area dove sorgeva il vecchio palasport