A un anno dalle urne, il quadro politico di Roseto degli Abruzzi resta un cantiere aperto. La corsa alla fascia tricolore si intreccia con le difficoltà dell’attuale amministrazione: il sindaco uscente Mario Nugnes deve prima consolidare la coalizione, mentre aumentano i possibili candidati, da Marcone a Pavone, da Recchiuti a Ciancaione e Ferretti.
Il primo nodo della sfida elettorale del 2027 non riguarda ancora il futuro sindaco, ma la tenuta dell’amministrazione in carica. Nugnes, arrivato a Palazzo di Città alla guida di una coalizione civica sostenuta da Azione e dall’area vicina all’onorevole Giulio Cesare Sottanelli, deve fare i conti con una fase di forte tensione interna.
L’assessore al Personale e al Bilancio Zaira Sottanelli sarebbe pronta a lasciare l’incarico. Una decisione che, se confermata, avrebbe un peso politico rilevante per il ruolo ricoperto. A questo si aggiunge un nuovo addio nello staff del sindaco, dopo quello del capo di gabinetto avvenuto alcuni mesi fa. Le uscite alimentano interrogativi sulla compattezza del gruppo dirigente e complicano il percorso verso una possibile ricandidatura di Nugnes.
Sul clima politico pesa anche la vicenda del comandante della Polizia municipale, conclusa con un divorzio dai toni accesi e diventata uno dei temi del dibattito sulla gestione amministrativa degli ultimi mesi.
Il centrodestra punta su Quaranta, ma resta diviso
Nel centrodestra il nome più accreditato resta quello di Vanessa Quaranta, leader del movimento civico SiAmo Roseto e sostenuta dall’ex parlamentare Tommaso Ginoble. La candidatura avrebbe ricevuto il sostegno di una parte del centrodestra regionale, con l’appoggio della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marilena Rossi e il gradimento del consigliere regionale Paolo Gatti.
Un quadro che avrebbe spinto Francesco Di Giuseppe, consigliere comunale di Fratelli d’Italia che aveva manifestato la disponibilità a candidarsi, a valutare un passo indietro. La coalizione, però, non appare ancora compatta: Forza Italia, Lega e Udc, secondo le indiscrezioni circolate, non sarebbero orientati a convergere sul nome di Quaranta.
A sostenerla sarebbero invece Noi Moderati, rappresentati in città da Ermanno Di Loreto e coordinati a livello provinciale da Paolo Tancredi, oltre ad Antonio Norante con la lista civica “Forza Roseto”.
Gli outsider in campo
Resta alta l’attenzione su Alessandro Recchiuti, già assessore comunale, che continua a lavorare all’ipotesi di una candidatura a sindaco. Il nodo principale resta la collocazione politica e la coalizione in grado di sostenerlo. Il possibile avvicinamento di alcuni esponenti del suo gruppo all’area vicina al generale Roberto Vannacci potrebbe indicare un nuovo posizionamento, ma il centrodestra appare già affollato.
Pd diviso e centrosinistra in cerca di equilibrio
Anche il centrosinistra deve ancora trovare una sintesi. Il Partito Democratico rosetano è alla ricerca di un equilibrio interno: la segretaria cittadina Emanuela Ferretti sarebbe la candidata naturale, ma il suo nome non convincerebbe tutti.
Resta così possibile un ritorno dell’ex sindaco Sabatino Di Girolamo, mentre Franco Di Bonaventura ed Enzo Frattari, esponenti storici del Pd locale, sembrerebbero guardare con interesse a un progetto vicino all’attuale sindaco Nugnes.
Rosaria Ciancaione si ripropone invece come riferimento dell’area di sinistra con il sostegno del Movimento Cinque Stelle, anche se resta da verificare la solidità della coalizione.
La variabile Azione
Dentro Azione, il partito del sindaco, lo scenario resta aperto. Se Nugnes dovesse perdere il sostegno necessario per una nuova candidatura, potrebbero emergere soluzioni interne: tra queste il nome del vicesindaco Angelo Marcone e quello di Enio Pavone, consigliere regionale e comunale già sindaco di Roseto.
Molto dipenderà dalle scelte dell’onorevole Giulio Cesare Sottanelli e dalla strategia di Azione per difendere la guida del Comune. Per ora Roseto vive una fase di forte incertezza: la campagna elettorale non è ancora iniziata ufficialmente, ma la partita è già aperta. E il primo scontro decisivo potrebbe consumarsi più dentro gli schieramenti che tra i candidati.




