ATRI – C’è un nuovo sport dell’estate atriana e non è il beach volley né il calcetto sotto le stelle. È la difficile arte di scegliere dove andare. Anzi, di sdoppiarsi. Perché il cartellone degli eventi sembra essere stato pensato più per mettere alla prova il dono dell’ubiquità che per favorire la partecipazione del pubblico.
Prendiamo il 25 luglio. Alle 21, a Santa Margherita di Atri, va in scena uno spettacolo del Trofeo Melegnano di teatro dialettale. Contemporaneamente, a San Giacomo, sale sul palco Povia. Tradotto: gli appassionati del teatro dovranno rinunciare al concerto, mentre chi vuole ascoltare il cantautore dovrà dire addio alla commedia. A meno che qualcuno non abbia già inventato il teletrasporto.
Ma il capolavoro arriva il giorno prima. Il 24 luglio, infatti, gli spettacoli di teatro dialettale diventano addirittura due, alla stessa ora: uno a Santa Margherita e l’altro ad Atri, nell’ambito del Premio Teatrale Dialettale “Città di Atri”. Due rassegne dedicate allo stesso genere, nello stesso Comune, nella stessa serata. Una sfida tutta in famiglia.
A questo punto la domanda nasce spontanea: chi ha costruito il calendario aveva davvero un piano? Perché le ipotesi sono poche. O non si crede fino in fondo nel festival di teatro dialettale lanciato appena lo scorso anno, oppure si è deciso di metterlo alla prova facendolo competere… con sé stesso.
Il risultato, però, rischia di essere uno solo: dividere il pubblico, mettere in difficoltà le frazioni che con fatica organizzano gli eventi e creare una concorrenza del tutto evitabile. E pensare che l’obiettivo di ogni amministrazione dovrebbe essere quello di riempire le piazze, non di spartirsele.
Qualcuno potrebbe obiettare che l’offerta è ampia e variegata. Vero. Ma una cosa è offrire una scelta, un’altra è costringere i cittadini a fare una selezione quasi dolorosa tra due iniziative dello stesso tipo o tra un concerto e uno spettacolo teatrale organizzati a pochi chilometri di distanza.
Forse, per il prossimo anno, basterebbe un semplice calendario appeso al muro, qualche evidenziatore colorato e una riunione in più. Sarebbe già un grande passo avanti. Perché le manifestazioni non dovrebbero farsi concorrenza tra loro, ma valorizzarsi a vicenda. E le piazze piene fanno sempre più rumore delle piazze divise.
