Sanità, l’affondo dell’opposizione: «Liste d’attesa fuori controllo, il diritto alla salute è diventato un privilegio»

La sanità abruzzese continua a sprofondare e, secondo l’opposizione in Consiglio regionale, i dati dell’Agenas certificano senza appello il fallimento della gestione Marsilio. Dino Pepe, Sandro Mariani e Giovanni Cavallari parlano di un sistema ormai in piena sofferenza e accusano la maggioranza di «raccontare una propaganda smentita impietosamente dai numeri ufficiali». Il quadro diffuso dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali è tutt’altro che rassicurante. Per gli esami diagnostici l’Abruzzo si ferma al 65,3% del rispetto dei tempi massimi di garanzia, ben lontano dalla media nazionale dell’84,6%. Anche sulle prime visite specialistiche la Regione resta sotto la media italiana, con il 73,5% contro il 78,5%.

«L’Abruzzo arretra in modo drastico su visite e diagnosi. La favola delle agende aperte fino al 2030 non è una soluzione organizzativa, ma un’offesa ai cittadini costretti a rinunciare alle cure», denunciano i tre consiglieri. Nel mirino finisce soprattutto la gestione delle cosiddette agende aperte fino al 2030. «Spacciare prenotazioni a cinque anni come un’operazione di efficienza è un insulto all’intelligenza degli abruzzesi», attaccano gli esponenti del centrosinistra. «Non si garantisce il diritto alla salute, ma si nasconde la polvere sotto il tappeto: la prestazione non viene formalmente negata, ma nei fatti arriva quando non serve più».

Per Pepe, Mariani e Cavallari le conseguenze sono pesanti: chi può permetterselo è costretto a rivolgersi alla sanità privata, mentre chi non ha risorse economiche «rinuncia del tutto alla prevenzione e alle cure». L’appello finale è durissimo: «È urgente un cambio di rotta radicale prima che il diritto alla salute in Abruzzo cessi di essere un principio costituzionale garantito a tutti e diventi definitivamente un privilegio riservato a pochi».