Atri, il dissesto divide le contrade: strade al collasso e famiglie isolate

ATRI . La conformazione del territorio atriano, caratterizzato da colline argillose e fragili, famose per i suggestivi Calanchi, ma drammaticamente esposte all’erosione e agli smottamenti, rende la vita quotidiana di chi abita nelle contrade una vera corsa a ostacoli. In contrada Cagno la situazione è particolarmente critica, ma il problema riguarda anche altre frazioni del territorio comunale. La strada principale è ridotta a un colabrodo e, in alcuni tratti, non è nemmeno asfaltata, lasciando di fatto le famiglie completamente isolate. Nelle ultime settimane le condizioni della viabilità e l’isolamento dei residenti sono stati al centro di servizi e articoli pubblicati da testate giornalistiche e televisive locali e regionali.

A raccontare lo sconforto è un residente, il cui sfogo è un vero grido d’allarme: «Abito qui da una vita e ormai abbiamo quasi paura a guardare il cielo quando piove forte. Ogni volta che si muove la terra sappiamo che rischiamo di restare bloccati o di vedere la strada crollare sotto casa. Ci sentiamo completamente abbandonati: per le istituzioni siamo solo un puntino sulla mappa, ma qui ci sono famiglie, anziani e persone che lavorano e che vorrebbero soltanto poter andare al lavoro o tornare a casa senza rischiare ogni volta l’isolamento».

Il problema nasce dalla natura stessa di questi colli, costituiti da argille particolarmente fragili. È lo stesso terreno che ha modellato i bellissimi Calanchi, ma che rende strade e versanti estremamente vulnerabili. Se a questo si aggiungono il maltempo, l’incuria e le improvvise bombe d’acqua, il risultato è che intere aree rischiano di spaccarsi in due, compromettendo il collegamento sociale ed economico tra il centro storico ducale e le contrade periferiche. Le difficoltà nella mobilità verso i principali poli del territorio, come Teramo, Pescara e la costa, alimentano inoltre la sensazione, diffusa tra molti residenti delle frazioni, di essere considerati “cittadini di serie B” rispetto al capoluogo.

Senza strade sicure tutto diventa più difficile: dai soccorsi sanitari, che faticano a raggiungere le abitazioni, fino al servizio di scuolabus per i bambini. Il vero nodo resta il rimpallo di competenze e di risorse tra il Comune di Atri e la Provincia di Teramo. Gli interventi, spesso limitati a soluzioni tampone, inseguono l’emergenza invece di affrontare il problema con una vera prevenzione strutturale dei versanti. Finché si continuerà a intervenire soltanto all’ultimo momento con rattoppi provvisori, anziché mettere in sicurezza i pendii in modo definitivo, il rischio concreto è che queste aree, pur di grande valore paesaggistico, vengano progressivamente abbandonate.

Il dissesto idrogeologico ad Atri non rappresenta soltanto un problema di “buche nell’asfalto”, ma una questione di sopravvivenza demografica ed economica. Senza infrastrutture sicure, le contrade si spopolano, i terreni vengono abbandonati — perdendo anche quell’importante funzione di presidio e cura del territorio che spesso contribuisce a limitare il rischio di frane — e l’intero territorio perde valore. La domanda resta aperta: quanto potrà durare la politica dell’emergenza prima che la frammentazione del territorio diventi irreversibile?

una delle zone dissestate