ATRI – Una splendida e lodevole iniziativa turistica e culturale è stata recentemente promossa ad Atri dal parroco don Giuseppe Bonomo, il quale ha aperto alla cittadinanza e ai turisti l’incantevole Giardino Vescovile. Questo spazio verde, ricco di storia e fascino, rappresenta un autentico polmone di bellezza inserito nel tessuto urbano della cittadina teramana, offrendo a chiunque l’opportunità di immergersi nella quiete e nel verde.
All’ingresso del giardino, un’apposita cartellonistica svela le origini del sito: «Nato intorno al 1568, ci riferisce don Giuseppe, per volere del vescovo Paolo Odescalchi, lo spazio fu concepito come area di riposo, meditazione e ricreazione annessa alla dimora del vescovo. Da una ricerca si evince che il giardino si estendeva fino alla Villa Comunale». L’iniziativa non si limiterà al mero godimento estetico del giardino, ma ambisce a diventare un modello virtuoso, arricchendo l’offerta culturale e turistica locale con serate dedicate alla musica classica, alla poesia e ad altre iniziative culturali.
Con l’apertura del Giardino Vescovile, un’iniziativa simile è stata realizzata per il completamento, il recupero e la valorizzazione del prestigioso Giardino Ducale “Nicola e Luigi Sorricchio”. Il Giardino Ducale, situato nel cuore del centro storico tra il Palazzo Ducale e un edificio rurale preesistente, era anticamente parte integrante delle proprietà della celebre famiglia dei duchi d’Atri, gli Acquaviva d’Aragona. Le fonti storiche attestano che, in epoca rinascimentale, l’area veniva curata e utilizzata dalla corte ducale anche per funzioni di rappresentanza e per l’addestramento dei cavalli destinati a cerimonie e parate.
Entrambi gli interventi restituiscono, così, alla cittadinanza e ai turisti oasi verdi intramurali di inestimabile valore storico, trasformando il decoro urbano in un elemento di attrazione turistica. L’auspicio è che altri proprietari di storici immobili seguano questo nobile esempio, installando anche una moderna cartellonistica dotata di codice QR. Attraverso l’uso dello smartphone, i visitatori potrebbero accedere istantaneamente a descrizioni storiche dettagliate, aneddoti sulle famiglie nobiliari, gallerie fotografiche e approfondimenti multimediali. Questa felice intuizione trasformerebbe la cittadina teramana in un vero e proprio museo diffuso a cielo aperto, coniugando alla perfezione la tutela della memoria con la fruizione turistica contemporanea.
