Vive in Spagna da dieci anni ma continua a seguire la politica della sua città: “Roseto, oggi scelgo la città prima del partito”

Maria Cerasi, giovane rosetana residente in Spagna: “Negli ultimi dieci anni è cambiato il modo di fare politica. Prima contavano gli schieramenti, oggi contano soprattutto le persone e i progetti”

ROSETO DEGLI ABRUZZI – Da dieci anni vive a Guadalajara, in Spagna, ma il legame con la sua Roseto non si è mai affievolito. Maria Cerasi, ogni estate, torna nella sua città per riabbracciare familiari e amici, ritrovare il mare di casa e osservare da vicino come cambia il territorio. Un ritorno che coincide anche con una riflessione sulla politica locale, seguita con attenzione nonostante la distanza. A pochi mesi dall’avvio della corsa verso le elezioni comunali del 2027, racconta come vede l’evoluzione della politica rosetana e quali saranno i criteri che guideranno la sua scelta nella cabina elettorale.

Ogni estate torni a Roseto. Qual è la prima domanda che ti senti rivolgere?

«Quasi sempre la stessa: “Hai già deciso chi voterai?”. È una domanda semplice, ma oggi molto più difficile di qualche anno fa».

Perché?

«Perché quando sono partita, nel 2016, il panorama politico era più chiaro. C’erano schieramenti ben riconoscibili e scegliere era più immediato. Oggi la situazione è molto più articolata».

Quando è iniziato questo cambiamento?

«Secondo me già nel 2016 si vedevano i primi segnali. Sabatino Di Girolamo ottenne molte più preferenze rispetto alle liste che lo sostenevano e la coalizione civica di Rosaria Ciancaione raggiunse un risultato importante. Era evidente che gli elettori iniziavano a guardare sempre più alle persone».

La svolta definitiva?

«Le elezioni del 2021. Cinque candidati sindaco, un quadro molto frammentato e un risultato che ha cambiato gli equilibri. Il quarto posto di Di Girolamo è stato emblematico. Da lì ho avuto la sensazione che la politica rosetana fosse entrata in una fase completamente nuova».

Cosa ha rappresentato la vittoria di Mario Nugnes?

«La conferma che oggi il consenso si costruisce attraverso squadre civiche, competenze e reti di relazioni. Nugnes ha saputo mettere insieme professionalità ed esperienze diverse, parlando a un elettorato molto ampio».

Guardando al 2027, che scenario vedi?

«Mi sembra ancora tutto aperto. La ricandidatura di Mario Nugnes appare probabile. Il centrosinistra dovrà capire se riuscirà a ritrovare unità, mentre nel centrodestra la situazione sembra ancora in evoluzione».

Ti riferisci alle ultime indiscrezioni?

«Sì. Il passo indietro annunciato da Francesco Di Giuseppe sembrava andare nella direzione di una coalizione più ampia, ma le voci che parlano di una possibile contrapposizione tra Alessandro Recchiuti e Vanessa Quaranta dimostrano che il percorso verso una sintesi non è ancora concluso».

Da elettrice, cosa conta oggi?

«Molto meno il simbolo di partito e molto di più la credibilità delle persone. Voglio capire quale idea di città propongono e se hanno dimostrato di saper amministrare».

Come pensi di arrivare alla tua scelta?

«Con una passeggiata per Roseto. Prima di decidere vorrei guardare la città. Verificare lo stato dei marciapiedi nelle zone interne, capire se sono stati eliminati gli ostacoli per le persone con disabilità lungo la Statale Adriatica, vedere in quali condizioni si trova la passerella del lungomare nord, se la ciclopedonale verso Cologna sarà finalmente completata, come procedono i lavori del pontile, lo stato dei parchi pubblici, delle frazioni e il livello della sicurezza».

Quindi il voto passerà dall’osservazione del territorio?

«Sì. Le opere, i servizi e la qualità della vita raccontano molto più di qualsiasi slogan. Credo che il modo migliore per scegliere sia guardare cosa è stato fatto, cosa manca ancora e quale visione hanno i candidati per il futuro».

Dopo dieci anni lontana da Roseto, cosa trovi quando torni?

«Trovo sempre il mare che conosco da quando ero bambina e gli affetti di sempre. Ma trovo anche una politica diversa: più civica, più frammentata e sicuramente più difficile da interpretare. Per questo oggi scegliere chi votare richiede molta più attenzione rispetto al passato».

 

Maria Cerasi ed il marito Fernando Gudiel