PINETO – L’installazione del nuovo autovelox lungo la Statale 16, nel tratto di Pineto a ridosso della Torre di Cerrano, per il momento ha avuto l’effetto di alimentare un dibattito tecnico importante. A sollevare perplessità è Giuseppe Di Giampietro, architetto esperto in interventi sulla viabilità, che richiama proprio i dati raccolti dalla Polizia locale pinetese e, allo stesso tempo, le indicazioni contenute nel decreto interministeriale dell’11 aprile 2024 sulle modalità di collocazione e utilizzo degli autovelox.
I numeri, in effetti, evidenziano una situazione di particolare criticità. Negli ultimi cinque anni, nel tratto interessato, si sono verificati 14 incidenti con feriti, pari a oltre il 73% dei sinistri con lesioni registrati nell’area. I monitoraggi radar effettuati nel novembre 2025 hanno inoltre rilevato che oltre il 41% dei veicoli diretti verso sud e più del 60% di quelli in direzione nord supera i limiti di velocità. Tra le rilevazioni figurano anche punte vicine ai 190 chilometri orari, del tutto incompatibili con le caratteristiche della strada.
Secondo Di Giampietro, proprio questi dati dimostrerebbero che il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso un sistema sanzionatorio. «Quando una percentuale così elevata di automobilisti supera i limiti – osserva – significa che occorre intervenire innanzitutto sull’infrastruttura, adottando misure fisiche di moderazione della velocità, come interventi di traffic calming, miglioramenti della segnaletica e soluzioni progettuali capaci di indurre naturalmente gli utenti della strada a rallentare».
L’architetto richiama anche il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Interno dell’11 aprile 2024, che pone al centro la sicurezza della circolazione e prevede criteri rigorosi per il posizionamento degli autovelox. Il provvedimento stabilisce che i dispositivi devono essere installati nei tratti a maggiore incidentalità, individuati con provvedimento prefettizio, e introduce regole per evitare un utilizzo indiscriminato degli impianti, limitandone la collocazione ai casi in cui vi siano effettive esigenze di sicurezza stradale.
«A mio avviso – aggiunge Di Giampietro – solo dopo aver verificato che, nonostante gli interventi infrastrutturali, gli automobilisti continuano a non rispettare i limiti, ha senso ricorrere all’autovelox. Diversamente, il rischio è che il dispositivo venga percepito come uno strumento finalizzato soprattutto a fare cassa piuttosto che a prevenire gli incidenti».
L’architetto sottolinea infine come chi non dovesse accorgersi della segnalazione continuerà comunque a violare i limiti, mentre gli automobilisti locali, conoscendo la presenza dell’impianto, rallenteranno soltanto in prossimità del dispositivo. «L’obiettivo – conclude – dovrebbe essere quello di ridurre stabilmente la velocità lungo tutto il tratto stradale, non soltanto nel punto in cui è installato l’autovelox».

