Natalità in caduta libera: Abruzzo maglia nera, allarme spopolamento

L’Abruzzo è la regione italiana in cui le nascite stanno diminuendo più rapidamente. Un record negativo che certifica l’aggravarsi di una crisi demografica ormai fuori controllo. Secondo l’Istat, nei primi sette mesi del 2025 i nuovi nati sono diminuiti del 10,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il calo più pesante del Paese e nettamente superiore alla media nazionale, ferma al -6,3%.

Il dato segna una brusca accelerazione rispetto al 2024, quando la riduzione delle nascite in Abruzzo si era fermata all’1%. In appena dodici mesi il quadro è peggiorato drasticamente, confermando una tendenza che rischia di avere conseguenze profonde sul futuro della regione.

Dietro il crollo ci sono meno donne in età fertile, una popolazione che invecchia e un’incertezza economica che continua a spingere molte coppie a rinviare o rinunciare alla scelta di avere figli. Il numero medio di figli per donna è già precipitato da 1,12 a 1,04, ben lontano dalla soglia necessaria per assicurare il ricambio generazionale.

Neppure il contributo delle famiglie straniere riesce più a frenare l’emorragia: i bambini nati da cittadini stranieri rappresentano il 10,1% del totale, una quota ormai insufficiente a compensare il calo delle nascite tra gli italiani. L’età media delle madri al primo figlio sale a 31,9 anni, mentre quasi un bambino su due nasce da genitori non sposati.

L’Abruzzo diventa così il simbolo di un inverno demografico sempre più severo. Se il trend non verrà invertito, nei prossimi anni il territorio dovrà fare i conti con scuole sempre più vuote, una popolazione più anziana, una forza lavoro ridotta e crescenti difficoltà nel sostenere il sistema economico e il welfare. Una prospettiva che trasforma il calo delle nascite da semplice statistica a una vera emergenza sociale.