Silvi, morto solo e dimenticato: la bara senza nessuno e l’appello per una morte più dignitosa

SILVI. È rimasto per tre giorni in una cella frigorifera, in attesa che qualcuno si ricordasse di lui. Tre giorni di silenzio, senza un familiare, senza un amico, senza nessuno che reclamasse quella salma. È la storia drammatica vissuta la scorsa settimana a Silvi Paese, dove una persona indigente è morta improvvisamente lasciando dietro di sé soltanto il peso di una domanda: chi si prende cura di chi non ha più nessuno?

Nessun parente si è presentato, nessuno ha potuto sostenere le spese per il funerale. Così il corpo è rimasto nell’obitorio, sospeso in un’attesa che sembrava non avere fine. Poi la decisione del titolare delle pompe funebri: non si poteva andare avanti così. Ha scelto di farsi carico delle esequie, permettendo a quella persona di avere almeno un ultimo saluto.

La bara è arrivata nella chiesa di San Leone a Silvi. Ma ad attenderla c’era un vuoto che faceva rumore. Pochissime persone hanno partecipato alla cerimonia. Nessuna folla, nessun abbraccio, nessuna famiglia stretta intorno al proprio caro. Solo una celebrazione semplice e silenziosa per qualcuno che, nella vita, forse, aveva già conosciuto l’emarginazione.

E anche l’ultimo viaggio è diventato un’immagine difficile da dimenticare. Quando è stato il momento di portare il feretro dalla chiesa al carro funebre, il parroco e l’impresario delle pompe funebri sono usciti in piazza per chiedere aiuto. Servivano alcune persone per sollevare la bara e accompagnarla fino all’auto. Un gesto semplice, ma che racconta tutta la solitudine di una morte arrivata senza nessuno accanto.

Una vicenda che parla di povertà, ma anche di una comunità chiamata a interrogarsi su cosa accade a chi resta ai margini. Il parroco di Silvi ha lanciato un appello alle istituzioni chiedendo che anche le persone più fragili possano avere una sepoltura dignitosa, con un minimo di cura e rispetto: qualche fiore, un gesto di attenzione, un ultimo segno di umanità.

Il Comune ha annunciato che sosterrà le spese del funerale, ma al momento non è stata ancora pubblicata la determina necessaria. La richiesta, arrivata anche dalle forze politiche cittadine, è ora quella di creare un protocollo chiaro per affrontare casi simili: uno strumento che consenta di intervenire subito quando una persona muore senza famiglia e senza risorse.

Una somma stanziata ogni anno, una procedura definita, la certezza che nessuno venga lasciato solo anche dopo la morte. Perché una comunità si misura anche dal modo in cui accompagna chi non ha più nessuno.