ATRI – “Il piano di riequilibrio finanziario non può essere raccontato come una scelta virtuosa e quasi volontaria dell’amministrazione, né come l’inizio di una nuova stagione politica”. È questo il cuore dell’intervento del consigliere di opposizione Alessandro Graziosi durante la discussione del Documento unico di programmazione 2027-2029, che punta il dito contro quella che viene definita una distanza tra il racconto pubblico dell’amministrazione e i numeri contenuti nei documenti ufficiali.
La critica principale riguarda il modo in cui la maggioranza guidata dal sindaco Piergiorgio Ferretti presenta il percorso di riequilibrio finanziario. Secondo l’opposizione, non si può parlare di un problema semplicemente ereditato da altri, considerando che lo stesso Ferretti ha ricoperto per anni ruoli di primo piano nell’amministrazione cittadina, anche con responsabilità legate al bilancio.
“Chi ha governato per tanti anni – è il senso dell’intervento – deve assumersi una responsabilità politica sulle scelte fatte, sui controlli effettuati e sui problemi affrontati tardivamente”.
Al centro della polemica ci sono soprattutto i dati sugli investimenti programmati dal Comune. Secondo quanto evidenziato dall’opposizione, il DUP prevede una forte riduzione della spesa in conto capitale: dai 3,2 milioni di euro programmati per il 2026 si passerebbe a circa 1,4 milioni nel 2027, fino ad arrivare a soli 256 mila euro annui nel 2028 e nel 2029.
Numeri che, secondo la minoranza, fotograferebbero una drastica riduzione della capacità di investimento dell’ente: “Si passa da oltre 322 euro per abitante previsti nel 2026 a circa 25 euro nel biennio 2028-2029, una riduzione superiore al 90%”.
Da qui l’accusa politica: mentre l’amministrazione continua ad annunciare opere pubbliche, interventi sul territorio e nuovi servizi, la programmazione finanziaria ufficiale mostrerebbe invece un Comune con margini sempre più ridotti.
L’opposizione ha richiamato anche alcune voci di bilancio relative ai servizi: per l’istruzione e il diritto allo studio la previsione passerebbe da circa 1,55 milioni di euro nel 2026 a 771 mila euro nel 2027, mentre per le politiche sociali la riduzione indicata sarebbe più contenuta.
Secondo i contestatori, il problema non riguarda solo le tabelle contabili, ma gli effetti concreti sulla città: meno risorse disponibili possono tradursi in manutenzioni rinviate, patrimonio pubblico meno curato e maggiore difficoltà nel programmare interventi ordinari.
“Il disavanzo non si vede solo nei bilanci – è la posizione espressa in aula – ma nella vita quotidiana dei cittadini: nelle strade, nelle strutture e nei servizi”.
L’affondo finale riguarda la comunicazione politica dell’amministrazione. Secondo l’opposizione, ai cittadini dovrebbe essere spiegato con maggiore chiarezza quali opere siano realmente finanziate, quali dipendano da fondi ancora da ottenere e quali siano invece soltanto obiettivi programmatici.
“Si può chiedere ai cittadini di affrontare una fase difficile – è il senso della critica – ma non si può continuare a raccontare che il disavanzo non condizioni l’azione amministrativa. Il piano di riequilibrio avrà conseguenze per anni e bisogna avere il coraggio di dirlo”.
Una presa di posizione destinata ad alimentare il confronto politico cittadino sul futuro finanziario e amministrativo del Comune.
