Reperti romani, gli scavi tornano sottoterra: ora si cerca una strada per valorizzarli

Gli scavi che hanno riportato alla luce un sito datato intorno al I secolo d.C. sono stati nuovamente reinterrati. Una scelta che ha fatto nascere molte domande: ci troviamo di fronte a una scoperta di grande importanza, perché allora si è deciso di ricorrere al reinterramento? Perché un ritrovamento così significativo non può essere visitato?

Le risposte non sono tardate ad arrivare, con le necessarie precisazioni: la decisione di procedere in questo modo è stata assunta dalla Soprintendenza. Una scelta oculata e certamente ponderata, finalizzata a proteggere i reperti dagli agenti atmosferici e a garantirne la conservazione.

A questo si aggiunge un altro aspetto tutt’altro che secondario: i costi necessari per una vera e propria musealizzazione sarebbero infatti molto elevati e richiederebbero la collaborazione di più soggetti e la costruzione di partnership, alle quali il Comune potrebbe partecipare.

Si preannuncia, dunque, un percorso lungo e complesso. Purtroppo siamo ancora un Paese che fatica a investire adeguatamente in cultura, storia e patrimonio. Proprio per questo, ora, la cittadina dovrà fare la propria parte se vorrà mantenere alta l’attenzione sulla scoperta e, soprattutto, se vorrà individuare le risorse necessarie per valorizzarla.

Il primo interlocutore non può che essere la Regione, alla quale spetta anche un ruolo importante nell’accesso ai fondi comunitari destinati alla valorizzazione del territorio.

In altre parole, servirà un progetto serio e strutturato per arrivare a una valorizzazione adeguata del sito. Nell’attesa, appare quindi comprensibile la scelta di preservare i ritrovamenti ricoprendoli nuovamente, così da proteggerli e conservarli.

Resta però una preoccupazione che aleggia sul futuro dell’area e che qualcuno sintetizza in una frase tanto semplice quanto inquietante: «Tutto rimarrà interrato».