Da alcuni documenti fornitici dal Comitato Pro Porto Turistico emerge un dato interessante: tempo addietro la cittadina pinetese ebbe la concreta possibilità di vedere realizzato un porto turistico, o meglio una darsena, a sud della foce del torrente Calvano. Parliamo del 2003 e, da allora, le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno approfondito né preso in considerazione questa possibilità, che certamente avrebbe potuto rappresentare per la cittadina un notevole salto di qualità sotto il profilo turistico, contribuendo a superare quel modello basato soprattutto sulla quantità che oggi si registra.
Ciò che lascia maggiormente perplessi è il fatto che il progetto fosse stato studiato nei minimi particolari. L’opera avrebbe potuto beneficiare di finanziamenti attraverso fondi CIPE ed era destinata ad accogliere quasi 195 posti barca per la nautica da diporto e altri 20 riservati alla piccola pesca. Dai documenti forniti dal Comitato emerge inoltre che, per quanto riguarda la gestione delle opere da realizzare, considerata la natura pubblica dell’area interessata, si ipotizzava un modello di gestione misto pubblico-privato. Una soluzione già adottata in casi analoghi, come Villasimius, Capri e Loano.
Il vantaggio di tale modello consisteva nella possibilità di offrire un servizio di pubblica utilità, con positive ricadute sociali, senza gravare sulle casse della Pubblica Amministrazione. L’onere gestionale sarebbe infatti ricaduto sull’imprenditoria privata, seppur in un regime di tariffe controllate. Era stata effettuata anche un’analisi della popolazione che, all’epoca, contava circa 13.000 abitanti e registrava un Prodotto interno lordo annuo pro capite di 16.205 euro, poco al di sotto della media nazionale di allora, pari a 18.652 euro.
Questo dato, insieme alla presenza di un’ottima capacità ricettiva, permetteva di stimare la domanda di ormeggi per la nautica da diporto nella misura di un posto barca ogni 65 residenti. A rendere ulteriormente interessante il progetto vi era, infine, anche la favorevole situazione dal punto di vista idraulico-marittimo. La presenza della foce del torrente avrebbe infatti consentito di contenere i costi delle opere di escavazione, considerata anche la natura prevalentemente sabbiosa del terreno. Un progetto, dunque, che nel 2003 sembrava avere tutti i presupposti per trasformarsi in una concreta opportunità di sviluppo turistico per Pineto e che, alla luce dei documenti oggi disponibili, torna inevitabilmente a far discutere.
