Curreri, la musica che diventa memoria: a Montesilvano un abbraccio lungo cinquant’anni

MONTESILVANO – Quando Gaetano Curreri ha cominciato a cantare, l’Arena dei Fiori era già diventata una distesa di volti. Migliaia di persone, più di settemila secondo una stima degli organizzatori, hanno riempito l’area del concerto, trasformandola in un unico grande coro, pronto a seguire il leader degli Stadio lungo un viaggio fatto di canzoni, ricordi, amicizie e frammenti di una storia musicale che appartiene ormai alla memoria collettiva. È questo, in fondo, il senso più autentico di “Io sono le mie canzoni”, il live tour con cui Curreri sta portando sul palco non soltanto i suoi successi, ma una parte importante della musica italiana. E a Montesilvano, nell’appuntamento del Wave Music Festival del 9 agosto, quella storia ha trovato un pubblico disposto ad ascoltarla con la partecipazione che si riserva ai vecchi amici.

Curreri canta con quel timbro lieve e inconfondibile che lo accompagna da sempre. Non ha bisogno di forzare la voce né di cercare effetti spettacolari: le parole arrivano direttamente, quasi in punta di piedi, e proprio per questo finiscono dritte al cuore. È la forza silenziosa di un artista che non ha mai avuto bisogno di apparire più grande delle proprie canzoni. Perché sono le canzoni, alla fine, a parlare per lui.

E di canzoni, all’Arena dei Fiori, ce ne sono state tante. “Acqua e sapone”, “Chiedi chi erano i Beatles”, “Grande figlio di puttana”, “Un giorno mi dirai” sono soltanto alcune delle tappe di un repertorio che ha attraversato generazioni. Ogni brano viene accolto come si accoglie qualcuno che si conosce da tempo: basta una nota, qualche parola, e nella platea si riaccendono ricordi personali, estati, amori, viaggi, anni che sembravano lontanissimi e che invece la musica riesce a riportare improvvisamente vicino.

Sul palco, accanto a Curreri, gli inseparabili Roberto Drovandi e Andrea Fornili, compagni di viaggio da oltre quarant’anni, insieme a un ensemble di giovani musicisti. Una continuità tra passato e presente che rappresenta bene lo spirito del tour. A completare il quadro, la voce di Teresa Iannello, vocalist e corista da lungo tempo al fianco del leader degli Stadio, e le coreografie del corpo di ballo della scuola B Dance Projects di Roseto degli Abruzzi.

L’allestimento rimane essenziale, senza sovrastrutture che possano distrarre dall’elemento centrale: la musica. La produzione del tour, affidata alla manager Laura Cordischi, ha scelto infatti una strada elegante, misurata, nella quale tutto sembra essere costruito per lasciare spazio alle canzoni e alla personalità del loro autore. Ma quella di Montesilvano non è stata soltanto una serata di musica.

Il medico abruzzese nel backstage

A seguire il concerto dal backstage c’era anche Livio Presutti, medico abruzzese originario di Città Sant’Angelo e figura di primo piano dell’otorinolaringoiatria italiana e internazionale. Professore all’Università di Bologna, Presutti è impegnato nella ricerca e nella chirurgia dell’orecchio e della testa e del collo, con particolare attenzione anche alla chirurgia endoscopica dell’orecchio.

Un rapporto professionale diventato evidentemente qualcosa di più, tanto che a un certo punto della serata Curreri ha voluto chiamarlo sul palco. Presutti, visibilmente imbarazzato e quasi sorpreso dall’attenzione ricevuta, si è trovato così accanto all’artista che aveva seguito e curato. Un gesto semplice, ma di quelli che raccontano molto più di tante parole. Un ringraziamento pubblico, davanti a migliaia di persone, rivolto a un medico che per Curreri ha avuto un ruolo importante in un momento delicato della sua vita.

Il ricordo di Paolo Antonilli

Poi, quasi naturalmente, la musica ha lasciato spazio alla memoria. Il nome è quello di Paolo Antonilli, storico collaboratore del quotidiano Il Centro, legato professionalmente e umanamente alle realtà di Montesilvano e Città Sant’Angelo, scomparso improvvisamente nel febbraio del 2007, a soli 52 anni.

Il ricordo di Curreri è arrivato con la commozione di chi non considera il passato qualcosa di definitivamente concluso. «Paolo è sempre nel mio cuore», ha raccontato l’artista, battendosi il petto, prima di ripercorrere un episodio risalente agli anni del servizio militare.

Curreri e Antonilli erano insieme a Bologna, in una caserma di avieri. Il cantante aveva bisogno di una licenza particolarmente lunga per partecipare a un importante progetto musicale, ma non riusciva a ottenerla. Antonilli, che aveva rapporti di conoscenza con il comandante, escogitò allora una soluzione a dir poco rocambolesca: fece passare Curreri per un militare alle prese con un forte esaurimento nervoso, arrivando a prospettare perfino il rischio che potesse utilizzare impropriamente il moschetto automatico in dotazione.

Il risultato fu una licenza di trenta giorni. Una trovata quasi incredibile, ma decisiva per il giovane Curreri. Perché quei trenta giorni, nella sua memoria, sono rimasti legati a qualcosa che sarebbe diventato storia della musica italiana: “Banana Republic”, il progetto musicale di Lucio Dalla e Francesco De Gregori che nel 1979 avrebbe portato sui palchi italiani due dei più importanti cantautori del nostro Paese e al quale Curreri era destinato a partecipare.

Nel racconto di Curreri c’era soprattutto la gratitudine per un amico che, con una trovata fuori dagli schemi, aveva contribuito ad aprire una porta importante nella sua vita artistica.

Un ricordo che ha toccato anche Livio Presutti. Nel backstage, il medico ha raccontato a sua volta di Antonilli come di «un fratello»: insieme sugli autobus per raggiungere Pescara e frequentare il Liceo Scientifico, poi ancora insieme a Bologna, all’Università, con Presutti a Medicina e Antonilli a Geologia. La sua scomparsa, ha ricordato, gli ha lasciato «un vuoto profondo».

Così, per qualche minuto, il concerto è diventato anche un luogo della memoria abruzzese. Due amici che non ci sono più e uno che continua a cantare: tre storie che si sono ritrovate idealmente, a distanza di decenni, sotto le luci di un palco.

Nica, la voce di Montesilvano

E in una serata così fortemente legata alla memoria e al territorio non poteva mancare una voce del luogo. Sul palco è salita anche Veronica “Nica” Contento, giovane cantautrice pescarese, particolarmente apprezzata da Curreri.

La sua presenza ha avuto un significato speciale perché il concerto si è svolto proprio a Montesilvano, davanti a un pubblico che conosce bene la realtà musicale della giovane artista. Nica rappresenta anche uno degli elementi più interessanti di una serata costruita sul dialogo tra generazioni: da una parte un autore che ha scritto alcune delle pagine più riconoscibili della musica italiana, dall’altra una giovane cantautrice che si affaccia sul mondo della musica con una propria identità. Un passaggio di testimone ideale, non dichiarato ma evidente.

Ed è forse proprio questo uno dei meriti del progetto “Io sono le mie canzoni”: non trasformare il passato in un museo, ma farlo dialogare con il presente. Curreri, del resto, lo fa continuamente durante il concerto. Ci sono gli Stadio e le loro canzoni, ma ci sono anche gli amici, gli artisti con cui ha condiviso pezzi fondamentali della carriera, gli omaggi a Lucio Dalla e Vasco Rossi, il ricordo di Francesco Guccini e di altri protagonisti della sua storia musicale.

Non una semplice sequenza di successi, dunque, ma il racconto di una vita attraverso la musica. Ed è proprio questa la chiave del titolo: “Io sono le mie canzoni”. Perché Curreri sembra davvero appartenere alle sue canzoni quanto le sue canzoni appartengono a chi le ha ascoltate per anni.

Quando l’ultima nota si spegne, resta allora una sensazione difficile da spiegare. Quella di avere assistito non soltanto al concerto di uno dei grandi autori della musica italiana, ma a un incontro tra memoria e presente. Sul palco c’era un artista che non ha mai avuto bisogno di urlare la propria grandezza. Gli è bastato cantare. E davanti a lui, per una sera, c’era una città intera — insieme alle migliaia di persone arrivate per ascoltarlo — pronta a ricordare con lui.

Perché alcune canzoni finiscono quando termina la musica. Quelle di Gaetano Curreri, invece, continuano a vivere molto dopo.