Domani sera, il cuore di Atri vibrerà di un’energia speciale. Sul palco di “Atri a Tavola” salirà Simone Fontecchio, stella del basket NBA e orgoglio del movimento cestistico italiano. In un connubio unico tra sport d’élite ed eccellenza culinaria, l’atleta abruzzese svelerà i retroscena del suo successo.
Innanzitutto, grazie per aver accettato questa intervista. Simone, quanto è stato fondamentale il lavoro estivo per il tuo salto di qualità?
Fondamentale è stata l’impostazione del lavoro con Matteo (Del Principio), che mi ha permesso di programmare meglio la forza e l’elasticità, elementi chiave che prima non curavo così meticolosamente.
Qual è stata la difficoltà maggiore nel misurarti con il basket americano?
Senza dubbio, la velocità di esecuzione. Il ritmo è frenetico e ho dovuto imparare a velocizzare sia la mia risposta fisica sia quella mentale per restare ad alti livelli.
Quanto conta oggi il supporto di un team professionale?
È tutto. Circondarsi di un preparatore, un fisioterapista, un nutrizionista e un esperto mentale significa potersi fidare totalmente, sapendo che ogni dettaglio è curato da veri professionisti.
Che ruolo gioca lo chef Luigi Ferri nella gestione del tuo regime alimentare?
È un pilastro. Ogni volta che torno in Abruzzo, lui sa perfettamente di cosa ha bisogno il mio corpo. Mi permette di concentrarmi sul campo senza rinunciare alla convivialità.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi traguardi?
Voglio qualificarmi al Mondiale con la Nazionale e alle Olimpiadi del 2028. Naturalmente, voglio consolidare il mio ruolo in NBA, puntando a una stagione di altissimo livello con i Miami Heat.
Un appuntamento imperdibile per conoscere l’uomo dietro al campione, un atleta che porta l’Abruzzo nel mondo e che, domani ad Atri, ci mostrerà come la dedizione e la corretta alimentazione siano il carburante necessario per scalare le vette più alte. Vi aspettiamo per celebrare insieme il talento e la nostra grande tradizione gastronomica.
