Atri, tanta storia ma poca manutenzione: il paradosso della città d’arte

Che Atri sia un Museo a cielo aperto non ci sono dubbi, è sotto gli occhi di tutti. Ma proprio perché stiamo parlando di una città d’arte, avrebbe bisogno di maggiore cura e attenzione da parte di chi amministra la cosa pubblica. E non soltanto di riempirsi la bocca con i numeri dei visitatori ai concerti.

Perché i turisti, oltre ad arrivare, guardano. E qualche volta fotografano. E sarebbe un peccato se, insieme alla Cattedrale, ai palazzi storici e agli scorci mozzafiato, finissero nell’obiettivo anche i segni di una manutenzione che sembra essersi presa una lunga vacanza.

Basta fare un giro nel centro storico per rendersene conto. I portoni di Palazzo Ducale, sede di importanti spazi espositivi e degli uffici comunali, non sembrano esattamente il miglior biglietto da visita per una città che punta sulla propria identità storico-artistica. Se i portoni potessero parlare, probabilmente chiederebbero semplicemente una mano di attenzione. O, più realisticamente, una mano di vernice.

Poi c’è la fontana archeologica della Canale, altro pezzo della storia cittadina. Un luogo che meriterebbe di essere valorizzato e presentato con la cura riservata a un bene storico. E invece, come mostrano le fotografie, le condizioni in cui versa lasciano più di qualche interrogativo.

A proposito: per chi si avvicina alla fontana rimane anche un piccolo mistero da risolvere. L’acqua è potabile oppure no? Un cartello che lo chiarisca non sembra esserci. E così il visitatore, oltre a conoscere la storia di Atri, può cimentarsi anche in un curioso quiz: “Bevo o non bevo?”. Naturalmente, meglio non affidarsi alla sorte.

E che dire dei resti del Teatro Romano? Anche qui la situazione appare tutt’altro che impeccabile, con una pulizia che sembra essersi fermata a metà strada. Una sorta di manutenzione “part-time”: una parte viene sistemata, l’altra aspetta fiduciosa il proprio turno.

Poi ci sono loro, gli immancabili cartelli posticci disseminati qua e là nel centro storico. Un campionario di soluzioni che sembrano messe insieme più per necessità che per una precisa idea di decoro urbano. In una città d’arte, anche la segnaletica dovrebbe contribuire alla bellezza del luogo, non trasformarsi in un ulteriore elemento di disordine.

Eppure Atri avrebbe tutto per essere una delle grandi vetrine culturali e turistiche d’Abruzzo. Ha monumenti, storia, tradizioni e un patrimonio architettonico che non ha bisogno di grandi invenzioni. Ha bisogno, piuttosto, di essere curato.

Perché un museo a cielo aperto non può funzionare soltanto quando arrivano i grandi eventi, quando si accendono le luci dei concerti o quando si contano i visitatori. Il patrimonio culturale vive ogni giorno, anche quando non ci sono palchi, manifestazioni e comunicati stampa.

Il punto, quindi, non è mettere in discussione il valore degli eventi o dei numeri turistici. Il punto è chiedersi cosa vede il visitatore quando, terminato il concerto, decide di fare una passeggiata nel centro storico.

Se trova Palazzo Ducale, la fontana della Canale, il Teatro Romano e altri monumenti in condizioni non adeguate, il rischio è che il ricordo di Atri non sia soltanto quello della sua bellezza, ma anche quello delle occasioni perdute.

Insomma, i musei a cielo aperto hanno bisogno di cure. E Atri, più di tante altre città, meriterebbe una manutenzione all’altezza della sua storia.

Perché vantarsi di essere una città d’arte è facile. Trattarla davvero come una città d’arte, invece, richiede un po’ più di lavoro.