C’è una porta che ad Atri, ogni anno, si apre non soltanto per consentire ai fedeli di entrare in Cattedrale, ma per spalancare una pagina di storia lunga oltre sette secoli. È la Porta Santa della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, legata a una tradizione che affonda le proprie radici nella fine del XIII secolo e che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più significativi della vita religiosa e culturale della città. Secondo la tradizione, il rito della Porta Santa di Atri risale al 1295, in stretta relazione con la stagione spirituale inaugurata da Papa Celestino V e con la Perdonanza. La documentazione originale della concessione del privilegio non è però oggi disponibile e proprio questo aspetto ha alimentato, nel corso del tempo, diverse ricostruzioni storiche. La vicenda si colloca negli anni immediatamente successivi all’elezione di Pietro da Morrone al soglio pontificio. Celestino V, incoronato all’Aquila il 29 agosto 1294, con la Bolla del Perdono del 29 settembre dello stesso anno concesse l’indulgenza legata alla visita della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. La tradizione atriana collega a quella stagione anche il privilegio della propria Porta Santa, visto che è storicamente provato che in quella stessa occasione Papa Celestino concesse lo stesso privilegio ad altre città abruzzesi e alla città di Barletta
Ad Atri, tuttavia, la storia non è rimasta confinata agli antichi documenti. È diventata rito, memoria e identità cittadina, tramandata di generazione in generazione. Fino al 1987 l’apertura della Porta Santa avveniva secondo una modalità molto semplice e profondamente legata alla liturgia. Alle 17 del 14 agosto, nell’ambito dei Vespri capitolari, don Bruno Trubbiani e don Giuseppe Di Filippo, accompagnati da una breve processione, si avviavano verso la Porta Santa, che veniva aperta dall’interno. Era un rito essenzialmente religioso, raccolto e senza quella componente civile che oggi caratterizza la manifestazione. Quell’anno arrivò anche la svolta, quando lo storico locale Ettore Cicconi, nel corso di un incontro con padre Sabino Ardito, dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, pose una domanda destinata a cambiare il futuro della celebrazione: era possibile ottenere una bolla che attestasse ufficialmente la Perdonanza di Atri? La risposta del professore fu affermativa, ma a una condizione: occorreva realizzare una ricerca storica in grado di certificare che il rito della Porta Santa fosse celebrato da almeno cento anni.
Cicconi raccolse l’indicazione e, insieme al compianto maestro Carmine Manco, iniziò una ricerca nell’Archivio capitolare di Atri. La consultazione dei documenti portò alla luce testimonianze particolarmente importanti. Furono infatti rinvenuti documenti che attestavano spese sostenute per l’addobbo della Porta Santa già a partire dal Cinquecento. Quelle carte rappresentavano una testimonianza concreta della continuità della tradizione e fornivano un elemento documentale prezioso per ricostruire la storia del rito. La documentazione venne quindi consegnata all’allora parroco, don Giovanni D’Onofrio. L’anno successivo, nel 1988, la celebrazione assunse una forma nuova.
Fu organizzata una piccola processione verso la Porta Santa, che per la prima volta venne aperta dall’esterno. Al rito religioso si affiancò la presenza delle istituzioni civili, con una delegazione municipale guidata dall’allora sindaco Mario Marchese. Quell’anno rappresenta dunque uno spartiacque nella storia recente della Porta Santa di Atri. Dal 1988, accanto all’aspetto religioso, si è sviluppato anche quello civile e istituzionale, trasformando la celebrazione in un appuntamento capace di coinvolgere l’intera comunità.
La Porta Santa è collocata sul fianco meridionale della Cattedrale e costituisce uno degli elementi più caratteristici dell’edificio sacro. Il portale viene tradizionalmente collegato a Raimondo, o Rainaldo, d’Atri, protagonista della scultura medievale abruzzese. La sua storia architettonica si intreccia quindi con quella religiosa della città, creando un patrimonio nel quale arte, fede e memoria si incontrano. La celebrazione, tradizionalmente, si svolge il 14 agosto, alla vigilia della solennità dell’Assunta, e la Porta rimane aperta per otto giorni, fino al 22 agosto. Nel corso della cerimonia, il corteo raggiunge la Cattedrale e il rito dell’apertura diventa il momento centrale della giornata.
Ma la storia recente della Porta Santa non si è fermata al 1988. Dal 2012, d’intesa con il parroco don Giuseppe Bonomo e con padre Quirino Salomone, si è voluto rafforzare ulteriormente il legame tra Atri e la Perdonanza aquilana attraverso il «Viaggio della Fiaccola della Pace». La fiaccola parte dall’Aquila e raggiunge Atri trasportata dai tedofori, creando un simbolico collegamento tra due città e due tradizioni che affondano le proprie radici nella grande stagione spirituale del pontificato di Celestino V. È un viaggio che unisce idealmente Collemaggio e la Cattedrale di Atri, L’Aquila e Atri, la Perdonanza e la Porta Santa dell’Assunta. Ed è proprio questo il significato più profondo della tradizione: non soltanto una cerimonia religiosa che si ripete ogni anno, ma un filo della memoria che attraversa i secoli.
Dal rito celebrato nel silenzio dei Vespri capitolari alla processione moderna, dalla ricerca negli archivi capitolari alla partecipazione delle istituzioni, fino alla fiaccola che arriva dall’Aquila, la Porta Santa ha continuato a cambiare forma senza perdere la propria identità. Quella porta, dunque, non si apre soltanto il 14 agosto. Ogni volta che i suoi battenti vengono spalancati, ad Atri si rinnova il legame tra presente e passato, tra la fede della comunità e la storia di una città che da oltre sette secoli custodisce una delle tradizioni più singolari del patrimonio religioso abruzzese.
