Una recente riflessione di Saverio Gileno sull’Europa (coordinatore nazionale della segreteria dei Giovani Democratici, spinge Alessandro Graziosi, responsabile organizzativo di Azione per la provincia di Teramo, ad ampliare il dibattito guardando anche alle aree interne. «Discutere oggi di Europa significa discutere della nostra capacità di scegliere il futuro», sostiene Graziosi. Secondo l’esponente di Azione, l’Europa deve diventare più unita, autonoma e politica, rafforzando il proprio ruolo su difesa, energia, industria e tecnologia. Un’Europa più forte, aggiunge, non deve però dimenticare le comunità sulle quali si fonda e le difficoltà quotidiane delle persone.
Da qui l’attenzione alle aree interne, dove vivono circa 13,3 milioni di italiani e che tra il 2014 e il 2024 hanno perso il 5% dei residenti. «In Abruzzo non abbiamo bisogno di leggere una statistica per capire cosa significhi», osserva Graziosi, citando lo spopolamento dei piccoli centri e la partenza dei giovani. Per l’esponente di Azione il problema non è che i ragazzi vadano via, ma che partire diventi l’unica scelta possibile e tornare non sia più un’opzione.
Le politiche pubbliche, quindi, dovrebbero essere valutate anche sulla loro capacità di rendere più semplice vivere, lavorare e costruire una famiglia nei territori interni. Graziosi lega la questione demografica a quella del lavoro e dei salari, sottolineando come un’occupazione non sia sufficiente se non consente di costruire una vita autonoma. Nel suo intervento richiama anche il ruolo del sindacato, che dovrebbe tornare a rappresentare concretamente lavoratori e nuove fragilità senza contrapporre necessariamente lavoro e impresa. «Un Paese non diventa competitivo impoverendo chi lavora – afferma Graziosi – così come non può distribuire una ricchezza che le imprese non riescono a produrre». Tra i temi affrontati anche la sanità, con il dato del 12,6% degli abruzzesi che nel 2024 avrebbe rinunciato a una visita o a un esame pur avendone bisogno. Nelle aree interne, sottolinea Graziosi, alle liste d’attesa si aggiungono spesso le distanze e le difficoltà di collegamento con i servizi.
L’intervento si concentra infine sul rapporto tra politica e cittadini, auspicando un ritorno della politica nei luoghi in cui le persone vivono e lavorano. Secondo Graziosi, i partiti dovrebbero tornare a essere spazi aperti di confronto, capaci di ascoltare cittadini, lavoratori, imprese e giovani. «Non penso che la risposta sia ricostruire le sezioni di cinquant’anni fa», precisa, ma recuperare quella capacità di incontro e partecipazione. Per l’esponente di Azione, il populismo non si combatte spiegando agli elettori che hanno scelto male, ma comprendendo perché molti non si sentano più rappresentati. La sua proposta è sintetizzata nella necessità di avere «più Europa in alto e più politica in basso», rafforzando insieme dimensione continentale e attenzione ai territori. Un’Europa forte, conclude, non può poggiare su comunità sempre più fragili, ma deve contribuire a creare lavoro, servizi accessibili e condizioni per restare. «L’Europa deve aiutarci ad alzare lo sguardo. La politica deve tornare ad abbassarlo abbastanza da incontrare quello delle persone».
Graziosi: «Più Europa e più politica nei territori per rilanciare le aree interne»

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