C’è un punto preciso dal quale sarebbero partite le fiamme che domenica hanno interessato la Riserva Regionale dei Calanchi di Atri. È una porzione del costone sotto le abitazioni della collina, un’area alla quale non sarebbe difficile accedere. È da qui che sono ripartiti ieri gli accertamenti dei Carabinieri Forestali, impegnati per gran parte della giornata nei sopralluoghi alla ricerca di elementi utili a ricostruire la dinamica dell’incendio.
Gli investigatori stanno cercando soprattutto di capire come sia nato il focolaio, senza escludere l’ipotesi di un’origine dolosa. Per questo sono al vaglio anche le immagini delle telecamere installate nella Riserva, che controllano le due strade di accesso all’area.
A destare preoccupazione è anche la sequenza di incendi registrata tra domenica e lunedì nell’area collinare: focolai sono stati segnalati ad Atri, Castilenti, Colle della Morte ed Elice. Episodi distinti, ma accomunati da un particolare: sono scoppiati nelle ore serali o notturne, proprio durante giornate caratterizzate da vento forte.
Condizioni che hanno favorito la propagazione delle fiamme e complicato il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. Tempi e modalità dei diversi roghi sono ora sotto la lente degli investigatori, che stanno cercando eventuali collegamenti.
Sull’origine dolosa non ha dubbi Adriano De Ascentis, direttore della Riserva dei Calanchi. «Spesso i terreni incolti sono scomodi per molti che decidono di fare pulizia appiccando il fuoco – spiega –. Un metodo sbrigativo per liberare i costoni dalla vegetazione e, magari, allontanare da qualche altra parte i cinghiali e altri animali indesiderati».
L’ipotesi, però, dovrà essere supportata dagli elementi raccolti durante i sopralluoghi. I Forestali stanno verificando anche la presenza di eventuali tracce sul terreno che possano aiutare a ricostruire con precisione l’innesco.
Intanto resta alta l’attenzione sulla Riserva, soprattutto in una fase caratterizzata da vegetazione secca, temperature elevate e improvvise raffiche di vento. Il rischio è che anche un piccolo focolaio possa trasformarsi rapidamente in un fronte di fuoco.
Il lavoro degli investigatori proseguirà quindi nei prossimi giorni. L’obiettivo è chiarire l’origine dell’incendio ai Calanchi e capire se la serie di roghi possa essere riconducibile a una stessa matrice, arrivando, nel caso, a individuare eventuali responsabili.
LUNEDI’ – Un’intera notte di paura, un Canadair in volo alle prime luci dell’alba e un paesaggio ormai spettrale. La Riserva Regionale dei Calanchi di Atri conta i danni dopo il devastante incendio che tra ieri e oggi ha divorato ettari di vegetazione gestita dal WWF, arrivando a minacciare da vicino le case. Quattro famiglie hanno vissuto ore da incubo sul fronte del rogo.
Intorno alle 2.30 di notte le fiamme hanno ripreso vigore, costringendo Vigili del Fuoco e Protezione Civile a erigere cordoni di sicurezza e linee tagliafuoco per salvare le abitazioni.
Soltanto la luce del mattino, lungo la strada di San Paolo, ha svelato l’effettiva portata del disastro. Il presidio delle squadre di soccorso è rimasto costante e la mobilitazione della comunità locale è stata immediata per fornire primo supporto alle famiglie evacuate.
Oltre alla macchia mediterranea bruciata, a preoccupare è la sorte della fauna selvatica «È l’incendio più grave degli ultimi anni – dichiara il direttore della Riserva, Adriano De Ascentis –. Molti piccoli mammiferi non sono riusciti a fuggire: da ore vediamo le poiane sorvolare l’area per cibarsi degli animali morti. L’istrice e altre specie simbolo del nostro habitat hanno subito un colpo durissimo. Da ieri poi si vedono diversi falchi che sorvolano l’area per cibarsi di micro mammiferi».
Mentre proseguono le operazioni di bonifica per evitare che il vento riattivi nuovi focolai, i Carabinieri Forestali hanno acquisito i filmati del centro visite per individuare i responsabili.
De Ascentis smentisce nettamente le voci uscite nelle ultime ore (compresa la fake news su una sigaretta elettronica lanciata da una turista), ma non ha dubbi sull’origine dolosa: «C’è la mano dell’uomo. Il primo focolaio è partito sotto una strada secondaria e l’autocombustione non esiste».
Le indagini proseguono a ritmo serrato per raccogliere ogni elemento utile sulla presenza di veicoli sospetti nell’area prima del rogo. Per la cattedrale naturale dei Calanchi inizia ora la lenta e difficile conta dei danni, con una cicatrice che impiegherà anni per rimarginarsi.





























