Cocciniglia, Pineto chiede l’intervento della Regione: «Da soli non ce la facciamo»

«Non ce la facciamo da soli. Quello che sta accadendo con questo parassita va oltre i confini di Pineto e dei singoli territori comunali. Certamente i Comuni devono fare la loro parte, ma non possiamo pensare che tale emergenza possa essere sostenuta esclusivamente dai bilanci comunali». Il grido d’allarme del sindaco Alberto Dell’Orletta è chiaro: si chiede alla Regione di assumere un ruolo di coordinamento e di sostegno concreto. Nel frattempo, è stata convocata per il 9 settembre una riunione con i sindaci della costa teramana, alla quale saranno invitati anche l’assessorato regionale all’Ambiente e il Servizio Fitosanitario regionale, per affrontare insieme la problematica.

Va ricordato che una parte degli interventi è stata resa possibile grazie alle risorse del progetto RiConnEcTo, attraverso l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, mentre una seconda parte è stata garantita direttamente con risorse del bilancio comunale. «Le pinete – precisa il sindaco – non rappresentano solo un elemento caratteristico del nostro territorio, ma sono un patrimonio ambientale, contribuiscono alla biodiversità e alla tutela della fascia costiera, costituiscono un elemento fortemente identitario e rappresentano inoltre un importante valore turistico».

Le considerazioni del primo cittadino di Pineto non chiedono, dunque, alla Regione di sostituirsi ai Comuni, ma di affiancarli. Serve una strategia condivisa, perché il fenomeno, che sta interessando diversi territori, richiede monitoraggi costanti, trattamenti ripetuti e risorse significative. «Sarebbe importante istituire un tavolo che coinvolga la Regione, il Servizio Fitosanitario e gli enti interessati, a partire dall’Area Marina Protetta, per condividere i dati, coordinare gli interventi e costruire una programmazione pluriennale». Quello che si chiede, quindi, è un impegno concreto sia sul piano del coordinamento sia su quello economico. Le risorse comunali possono consentire di affrontare le situazioni più urgenti, ma per proteggere un patrimonio che appartiene all’intera costa abruzzese serve un sostegno più ampio e una programmazione strutturale.