Atri, 350mila euro per il Museo Etnografico: dopo quattro anni di chiusura arriva il progetto per la rinascita

Dopo quasi quattro anni con le porte chiuse, il Museo Etnografico di Atri si prepara a tornare a vivere. La struttura è chiusa a causa di alcuni piccoli crolli verificatisi all’interno, che rendono necessari interventi di riqualificazione e messa in sicurezza. In questi anni il suo direttore e fondatore, comunque, Ettore Cicconi, ha continuato ad operare da volontario attraverso una serie di incontri e collaborazioni che hanno garantito continuità agli scopi culturali della struttura.  Ora sul museo arriva un finanziamento di 350mila euro, ottenuto attraverso il bando “Ecosistemi Culturali al Sud Italia”. A sostenere il progetto “RIABITA – Rigenerare Insieme Atri” sono Formatalenti, capofila, ITACA, Cul.Tur.A’ e il Comune di Atri. L’obiettivo è trasformare il museo in uno spazio aperto, dinamico e multifunzionale, capace di andare oltre la semplice conservazione della memoria.
Previsto uno sportello di orientamento per i giovani dedicato a studio, lavoro e autoimprenditorialità, insieme a un’area coworking. Il progetto punta anche sull’inclusione sociale, con percorsi formativi e opportunità di inserimento lavorativo per persone fragili. Un ruolo centrale sarà affidato alla trasmissione dei saperi locali, attraverso laboratori con artigiani ed esperti del territorio. Le conoscenze raccolte saranno inserite in un Archivio Digitale del Patrimonio Immateriale, arricchito da video, podcast e QR code. Non mancheranno residenze per artisti e ricercatori, attività per le scuole e proposte turistiche legate alle eccellenze locali.
Il progetto collegherà inoltre il museo alla Riserva dei Calanchi e alle produzioni enogastronomiche del territorio. Il Comune curerà gli interventi di riqualificazione della struttura, mentre i cittadini saranno coinvolti nei “Laboratori di Futuro”. I tavoli di co-progettazione serviranno a costruire un modello di gestione condivisa e duratura del museo. Previsti anche scambi e iniziative di mobilità giovanile con partner europei, per dare al progetto una dimensione internazionale. La progettazione è stata curata dalla società Civica per l’Amministrazione comunale, coordinando la collaborazione tra pubblico e terzo settore. RIABITA punta così a restituire ad Atri un luogo rimasto chiuso troppo a lungo, trasformandolo in un nuovo presidio culturale, sociale e formativo.