La stagione turistica è ormai alle battute finali e, come ogni anno, arriva il momento dei bilanci. Si parla di presenze, di destagionalizzazione e della necessità di allungare il periodo di permanenza dei visitatori. Ma prima ancora dei numeri delle presenze c’è un altro dato che racconta bene la forza turistica di un territorio: la capacità di accogliere.
Nel triangolo Atri, Pineto e Silvi emergono tre realtà profondamente differenti, quasi tre modi diversi di intendere il turismo. I numeri dell’offerta ricettiva fotografano infatti una distanza significativa, soprattutto tra le due località costiere e la città ducale.
Silvi dispone di 118 strutture ricettive, con 5.506 posti letto e 1.489 camere. Il rapporto è di 35,6 posti letto ogni 100 abitanti, uno dei segnali più evidenti della forte vocazione turistica della cittadina. Anche sul fronte della qualità l’offerta appare articolata: sono presenti una struttura a cinque stelle, 5 a quattro stelle e 13 a tre stelle.
Pineto presenta invece il maggior numero di strutture, ben 159, ma una capacità ricettiva complessiva leggermente inferiore: 4.811 posti letto e 861 camere. Il rapporto è di 32,6 posti letto ogni 100 abitanti, comunque un dato significativo. Sul piano alberghiero si contano 2 strutture a quattro stelle e 21 a tre stelle, mentre non risultano hotel a cinque stelle.
La distanza diventa invece molto più evidente quando entra in campo Atri. La città ducale conta appena 25 strutture ricettive, per complessivi 325 posti letto e soltanto 51 camere. Il rapporto scende a 3,3 posti letto ogni 100 abitanti, un valore che restituisce immediatamente la dimensione più contenuta della sua offerta turistica. Sul fronte alberghiero è presente una sola struttura a tre stelle.
Il confronto non lascia quindi molto spazio ai dubbi: Silvi è il vaso di ferro, con la maggiore capacità di accoglienza e una presenza alberghiera più qualificata; Pineto si distingue per una rete più numerosa e diversificata di strutture; Atri rimane invece il vaso di coccio, almeno dal punto di vista della capacità ricettiva.
La differenza è in buona parte spiegata dalla vocazione balneare di Silvi e Pineto, che possono contare su una domanda turistica estiva consolidata e su una ricettività costruita negli anni attorno al prodotto mare.
Atri gioca un’altra partita. La città non può competere con le località costiere sul terreno dei grandi numeri, ma può puntare su un turismo culturale, storico, naturalistico ed esperienziale. Il problema, semmai, è trasformare queste potenzialità in permanenze più lunghe e in una maggiore capacità di accoglienza.
Ed è proprio qui che il confronto può diventare un’opportunità. Mare, collina, natura, borghi, storia e cultura sono elementi che, messi in rete, potrebbero costruire un’offerta territoriale molto più forte di quella delle singole località.
Silvi porta in dote la capacità ricettiva, Pineto una rete ampia di strutture e un patrimonio naturalistico di grande valore, Atri il centro storico, la cultura e una forte identità territoriale. Tre vocazioni diverse, dunque, che invece di essere considerate concorrenti potrebbero diventare complementari.
I numeri raccontano oggi una distanza netta, soprattutto nei posti letto. Ma proprio questa differenza potrebbe rappresentare il punto di partenza per una strategia comune: non tre destinazioni separate, ma un unico territorio capace di offrire al turista mare, natura e cultura.
La vera sfida, per i prossimi anni, sarà quindi capire se il “triangolo” riuscirà a trasformare le proprie differenze in un vantaggio competitivo. Perché il turismo, oltre alle presenze, si misura anche nella capacità di far restare i visitatori più a lungo e di convincerli a tornare.
