Un’oasi di storia e comunità nel cuore di Atri: il successo del Giardino Vescovile

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Si è conclusa con uno straordinario bilancio di partecipazione la prima stagione sperimentale dell’iniziativa “Giardino Odescalchi”, che ha visto l’apertura al pubblico dello storico Giardino Vescovile nel pieno centro di Atri. Un progetto lodevole nato dall’intuizione del parroco don Giuseppe Bonomo, capace di trasformare uno spazio riservato in un autentico polmone verde di bellezza, incontro e serenità per l’intera cittadinanza e per i numerosi turisti.

In queste serate estive, riferisce don Giuseppe, «tantissime persone hanno scelto di trascorrere un’ora dopo cena all’interno del giardino: c’è chi si è fermato a conversare, chi ha ammirato le maestose guglie dei campanili illuminati e chi si è goduto un gelato al fresco. L’atmosfera conviviale ha spinto famiglie e gruppi di amici a richiedere tavoli e sedie per organizzare apericene e condividere prelibatezze preparate in casa, rendendo questo angolo della cittadina teramana un punto di riferimento accogliente per bambini, ragazzi e visitatori».

Come ricorda l’apposita cartellonistica curata all’ingresso, il sito nacque intorno al 1568 per volere del vescovo Paolo Odescalchi. «Nato come area di riposo, meditazione e ricreazione annessa alla dimora del vescovo», continua don Giuseppe Bonomo, «da una ricerca si evince che in origine il giardino si estendeva persino fino alla Villa Comunale», testimoniando un profondo legame con la memoria urbana della città.

Il successo di questa esperienza è stato reso possibile grazie alla preziosa dedizione dei volontari. Un primo e significativo passo che pone le basi per un percorso di perfezionamento continuo, volto a rendere il complesso artistico della Concattedrale ancora più completo, fruibile e appetibile per tutti.

L’iniziativa guarda già al futuro: l’obiettivo è integrare il Giardino Vescovile in un circuito turistico e culturale permanente tra memoria e innovazione. «Non ci limiteremo al mero godimento estetico del giardino», sottolinea il parroco, «ma l’ambizione è quella di farne un modello virtuoso, arricchendo l’offerta culturale e turistica con serate dedicate alla musica classica, letture di poesie e tanti altri appuntamenti», consolidandosi come simbolo di riscoperta storica e viva coesione sociale.