L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità, soprattutto tra i più giovani, ma con la sua diffusione crescono anche i rischi legati a un utilizzo poco consapevole.
Uno dei fenomeni da tenere sotto osservazione è quello delle cosiddette “echo chamber”, letteralmente “camere dell’eco”.
Si tratta di una dinamica nella quale gli algoritmi finiscono per proporre contenuti e risposte che confermano le convinzioni già possedute dall’utente.
Il risultato può essere una pericolosa amplificazione dei bias, con il rafforzamento di pregiudizi e posizioni ideologiche anche quando non sono supportate dai fatti.
Un fenomeno particolarmente delicato quando a utilizzare l’intelligenza artificiale sono adolescenti e giovani.
In Europa il 66,4% degli adolescenti utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, mentre in Italia la percentuale scende al 51,9%.
Un dato che colloca il nostro Paese al terzultimo posto nell’Unione europea.
L’intelligenza artificiale viene utilizzata anche per lo studio: il 41,1% degli adolescenti italiani ha dichiarato di averla impiegata per scopi scolastici negli ultimi tre mesi del 2025.
La media europea è però più alta e raggiunge il 50,5%.
Il rischio è che l’approccio apparentemente efficiente e accondiscendente dell’AI favorisca quello che viene definito “approccio convergente”.
In altre parole, la macchina tende a fornire la risposta più probabile, più comune o maggiormente in linea con le aspettative dell’utente.
Un comportamento che può finire per appiattire la creatività e indebolire la capacità di sviluppare un pensiero autonomo e critico.
Per evitare questo meccanismo può essere utile chiedere all’AI di sostenere deliberatamente una tesi opposta a quella che stiamo difendendo.
Mettere alla prova le proprie convinzioni permette infatti di ampliare il ragionamento e di individuare eventuali errori o pregiudizi.
L’obiettivo non deve essere quindi accettare passivamente le risposte dell’intelligenza artificiale, ma imparare a discuterle e verificarle.
Anche perché l’AI non è uno strumento completamente neutrale: è progettata e addestrata da persone e riflette scelte, dati e impostazioni umane.
Il tema è diventato tanto rilevante da spingere il governo italiano a stanziare 100 milioni di euro, attraverso un decreto legislativo approvato ad agosto, per contrastare i rischi legati all’uso improprio dell’AI e dei social.
Intanto anche la scuola è chiamata a confrontarsi con questa trasformazione: nel 2024-2025 il 40,7% degli edifici scolastici italiani disponeva di aule informatiche.
Numeri che raccontano una tecnologia ormai presente nella vita dei ragazzi e che rendono sempre più urgente educare a un uso consapevole dell’intelligenza artificiale.
Perché il vero rischio non è che l’AI ci dia una risposta sbagliata, ma che ci abitui a non mettere più in discussione quella che ci offre.
NB – Fonte dati OPENPOLIS
