Sta prendendo i contorni di un piccolo giallo il ritrovamento archeologico avvenuto tempo fa a Pineto, precisamente in via Roma. Dopo la scoperta, il sito era stato ricoperto e, a distanza di tempo, tornano a farsi strada alcune domande su quanto emerso allora. Una scoperta che aveva suscitato curiosità e che, fin dai primi momenti, era stata indicata come qualcosa di particolarmente interessante.
Ma se un ritrovamento archeologico può aprire importanti capitoli sulla storia di un territorio, può anche lasciare dietro di sé interrogativi che attendono risposte. E in questo caso le domande non mancano.
All’epoca del rinvenimento furono scattate diverse fotografie, immagini che restituivano l’impressione di trovarsi davanti a qualcosa di significativo. Murature, pavimentazioni e altri elementi sembravano raccontare una storia tutta da approfondire. A osservare oggi quelle fotografie, però, emerge un particolare che alimenta il mistero: le immagini sembrano infatti mostrare situazioni differenti.
In una fotografia si distingue un insieme di murature e pavimentazioni, mentre in un’altra lo scenario appare profondamente diverso. Ed è proprio qui che nasce il principale interrogativo: si tratta dello stesso sito? Oppure le fotografie sono state scattate in momenti e fasi differenti dello scavo?
Domande semplici, ma tutt’altro che secondarie, soprattutto perché riguardano un ritrovamento che aveva suscitato l’attenzione di molti. Al momento, però, non è semplice dare una risposta certa. E proprio per evitare equivoci o interpretazioni distorte, sarebbe utile un chiarimento da parte di chi seguì direttamente quelle operazioni.
Il rischio, altrimenti, è che qualcuno possa arrivare persino a mettere in discussione l’autenticità di quanto documentato. Un’ipotesi che appare francamente difficile da sostenere, considerata la professionalità delle persone che intervennero sul posto.
Resta dunque da fare chiarezza, soprattutto per ricostruire correttamente le diverse fasi del ritrovamento. Perché quelle fotografie, da una parte, sembrano raccontare qualcosa di unico e di grande interesse; dall’altra, proprio per la differenza tra le immagini, finiscono per alimentare ulteriori interrogativi.
Del sito, in molti hanno visto le immagini, ma non altrettanti conoscono realmente cosa sia stato rinvenuto e quale sia oggi la situazione. Un intervento chiarificatore servirebbe dunque a ricomporre i diversi tasselli e a restituire al ritrovamento la corretta dimensione storica e archeologica.
Sul tema interviene Clelia Delli Curti, funzionario del Ministero della Giustizia: «Non credo che gli archeologi, che tanto amano ciascun reperto trovato, siano lì a fare foto false».


