Meno studenti significa meno classi, meno scuole e, soprattutto nei piccoli centri, il rischio di perdere servizi fondamentali per la comunità. È questo uno degli effetti più evidenti del progressivo calo della popolazione scolastica abruzzese.
Nell’anno scolastico 2026/2027 gli alunni sono 154.905, contro i 158.432 dell’anno precedente: in dodici mesi si sono persi 3.527 studenti, pari al 2,23%. Il calo interessa tutte le province e fotografa una tendenza ormai strutturale.
Chieti registra la perdita più consistente, con 1.300 studenti in meno, passando da 45.348 a 44.048. Pescara perde 1.268 alunni, scendendo da 42.064 a 40.796.
Teramo registra una flessione di 720 studenti, da 37.009 a 36.289, mentre L’Aquila perde 239 alunni, passando da 34.011 a 33.772. Numeri che non sono soltanto statistiche, ma possono tradursi in conseguenze concrete sull’organizzazione della rete scolastica.
Il calo degli iscritti può infatti portare alla riduzione delle classi, all’accorpamento dei plessi e, nei centri più piccoli, alla difficoltà di mantenere aperte alcune scuole. E quando una scuola chiude o viene ridimensionata, a risentirne non sono soltanto studenti e famiglie, ma l’intera comunità. La presenza di un istituto scolastico rappresenta infatti un presidio sociale, soprattutto nei paesi delle aree interne, dove già si registra una progressiva perdita di popolazione.
Meno studenti significa inoltre una domanda più bassa di servizi collegati alla scuola, dal trasporto scolastico alla mensa, fino alle attività educative e sportive.
Il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso: meno bambini, meno servizi, maggiore difficoltà per le famiglie e ulteriore spinta verso il trasferimento nei centri più grandi. Chieti e Pescara, da sole, concentrano 2.568 dei 3.527 studenti persi dalla regione in un solo anno.
E il fenomeno arriva dopo una precedente contrazione: già nel 2025 l’Abruzzo aveva perso circa 2.400 alunni. In appena due anni la diminuzione sfiora quindi quota 6.000 studenti. Numeri destinati a riproporsi negli anni futuri se il calo delle nascite non verrà invertito. La scuola diventa così uno dei primi luoghi nei quali si manifesta concretamente la trasformazione demografica dell’Abruzzo. Una questione che non riguarda soltanto l’istruzione, ma il futuro dei territori, la sopravvivenza dei piccoli centri e la capacità di garantire servizi essenziali alle comunità.
Sempre meno studenti: l’Abruzzo perde 3.527 alunni e teme la chiusura dei plessi

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