Nelle ultime ore, le drammatiche immagini del crollo di un edificio a Gaza, che ha causato nuove vittime tra la popolazione civile, tornano a mostrare l’immane tragedia umana che si consuma sul campo.
Oltre i numeri della cronaca, resta il dolore incalcolabile di chi vive quotidianamente la distruzione, raccontato con straziante chiarezza in questo messaggio che la famiglia di Mohamed, della quale abbiamo scritto alcune settimane fa, ha inviato ad Andreina Sirena (nella foto di copertina), attivista per i diritti umani.
Il prezzo pagato da queste famiglie è troppo alto, segnato da case distrutte, fonti di sostentamento scomparse e dalla perdita di persone care e di figli che erano parte della loro anima. «Ci sono cose che il denaro non potrà mai restituire, e ci sono assenze che nemmeno il tempo potrà mai colmare».
Ogni notte, mentre i bambini si addormentano dentro la tenda, i genitori guardano i loro volti e cercano di nascondere la propria paura, sorridendo per non farli preoccupare e dicendo loro che domani sarà migliore, pur senza sapere che cosa porterà il domani.
La consapevolezza più crudele è che i più piccoli hanno iniziato ad abituarsi a ciò a cui nessun bambino dovrebbe mai abituarsi: «Si sono abituati alla tenda. Si sono abituati alla mancanza d’acqua. Si sono abituati al caldo. Si sono abituati ai rumori della paura. Si sono abituati a vedere gli adulti piangere e poi nascondere le proprie lacrime».
Da Gaza si leva un grido rivolto ai popoli del mondo intero, un appello che non chiede una vita lussuosa, ma i pilastri elementari dell’esistenza: un tetto che protegga i bambini, acqua pulita, un luogo sicuro e la possibilità di vivere un’infanzia normale.
Le famiglie non vogliono morire dentro queste tende, ma desiderano uscirne per «tornare a essere esseri umani capaci di sognare, progettare e costruire, e non famiglie costrette a trascorrere ogni giorno cercando soltanto di sopravvivere fino al giorno successivo».
«Dio, non lasciare soli i nostri bambini davanti a questa vita così dura. Dio, proteggili, abbi misericordia di coloro che abbiamo perso e concedici il giorno in cui potremo lasciare queste tende per una vita sicura e dignitosa».
