Presente all’inaugurazione del plesso scolastico Mambelli/Barnabei di sabato scorso, l’assessore con deleghe alla Formazione, Istruzione, Ricerca e Università, Sociale e Cultura della Regione Abruzzo, Roberto Santangelo, ha commentato: “Con quasi 6 milioni di euro e in soli 13 mesi abbiamo realizzato un intervento dagli elevati standard di sicurezza antisismica, moderne prestazioni energetiche, laboratori e spazi pensati per una didattica contemporanea”.
Sorge però spontaneo rivolgere una serie di quesiti a chi considera meritorio l’operato svolto. È davvero motivo di vanto aver consegnato un edificio adeguato alle norme stabilite per legge, o siamo di fronte a una narrazione che trasforma il dovuto in un’impresa eccezionale?
La prima e più evidente perplessità riguarda le dotazioni della struttura. Come si può valutare positivamente un intervento da oltre 5 milioni di euro, finanziato dal PNRR, che non prevede un’infrastruttura sportiva autonoma per gli oltre 450 studenti della scuola, a differenza dei plessi dell’Aquila, dove l’investimento con fondi PNRR ha garantito nuove palestre indipendenti e strutturate?
Come nei casi di Coppito e Torretta-Gignano-Sant’Elia, come riportato dal servizio del TG3 Regione delle ore 14 del 12 settembre.
Qual è la ragione per cui ad Atri l’attività motoria dei ragazzi è stata rubricata a dettaglio secondario? Lo sport è un diritto, un veicolo di socialità e salute. Atri e i suoi studenti meritano risposte, ma soprattutto meritano strutture in cui poter svolgere l’attività fisica scolastica senza dover guardare il meteo.
Un secondo nodo concerne il significato dell’opera stessa. Restituire un edificio sismicamente sicuro ed energeticamente efficiente, secondo gli standard nZEB, non è un atto straordinario, bensì un obbligo di legge per l’edilizia scolastica. Perché, dunque, trasformare l’ordinaria amministrazione in un trionfo, assimilabile alla monumentale ricerca di consenso dei regnanti del passato?
Infine, vi è un interrogativo di natura politica e di coerenza. Come si concilia il plauso per un’opera interamente realizzata grazie alle risorse comunitarie con il disprezzo simbolico mostrato in passato, quando la bandiera dell’Unione Europea veniva rimossa dalla facciata del Palazzo Ducale nel 2020? (Video disponibile su YouTube). Atri non dimentica.
È lecito criticare l’Europa sul piano ideologico, con “riflessioni sui principi UE”, e poi mostrare i suoi finanziamenti come trofei quando serve a raccogliere consenso?
Chi sostiene con entusiasmo l’operato della Giunta dovrebbe rispondere a queste criticità, per chiarire se la comunità debba accontentarsi di celebrare il dovere minimo o se fosse lecito pretendere una visione ben più completa per il futuro dei nostri studenti.
