Da Roma arriveranno le liste, da Teramo arrivano i nomi: il toto-candidati è servito

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Non ci sono ancora liste, candidature ufficiali né collegi definitivi, ma in provincia di Teramo il primo, inevitabile, “totocandidature” inizia già a prendere forma. Del resto, la politica vive anche di questo: prima arrivano le urne, poi le schede e, molto prima, i nomi che cominciano a circolare nei corridoi dei partiti.

Il quadro potrebbe cambiare sensibilmente se la riforma elettorale approvata dal Senato dovesse superare anche l’esame della Camera. Il testo, infatti, supera i collegi uninominali e introduce un sistema a prevalente base proporzionale, con soglia del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni, oltre a un premio di governabilità legato al raggiungimento del 42%.

Tradotto dal politichese: meno collegi da conquistare porta a porta e più attenzione alla composizione delle liste. E qui, inevitabilmente, comincia il valzer dei nomi. Non parliamo di capilista. Quelli sono nomi che verranno vagliati a Roma, anche se non sembra difficile ipotizzare big regionali come Marilena Rossi (FdI), Nazario Pagano (FI) Michele Fina (PD) Giulio Sottanelli (Azione). Per la Lega il quadro appare meno definito e sarà probabilmente legato agli equilibri regionali della coalizione. Nel Movimento 5 Stelle resta da seguire Daniela Torto, già deputata

Mentre nell’area Alleanza Verdi e Sinistra sembra che “il percorso dovrà partire dal confronto tra le forze del centrosinistra e non dalle autocandidature”.

Veniamo adesso ai rebus provinciali. Nel centrodestra, ad esempio, che fai, lasci fuori Paolo Gatti, figura storica della politica teramana e recordman di preferenze? Ma quale partito lo accoglierà?

Sul fronte del centrosinistra, invece, il nome di Sandro Mariani sembra essere già tramontato. Il veterinario di Campli, nonché consigliere regionale, sembra avere altre mire: la poltrona da primo cittadino di Teramo. Ecco perché il nome di Dino Pepe avanza con discrezione ma con una certa forza. D’altronde stiamo parlando di un altro grande portatore di voti e gran parte della Federazione teramana appare schierata con lui. Non bisogna dimenticare Stefania Di Padova che può contare sulla precedente esperienza parlamentare e sull’alternanza di genere. Ad essere onesti qua e la spunta anche il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto. Per lui vale lo stesso discorso di Gatti: con quale tesserà si presenterà?

Insomma, la lista dei “papabili” è ancora tutta da scrivere. E proprio perché non esistono candidature ufficiali, oggi sarebbe più corretto parlare di nomi da monitorare che di candidati. La vera partita si giocherà sugli equilibri tra Teramo e le altre province abruzzesi, sulla forza dei singoli partiti e sulla nuova legge elettorale, se e quando arriverà al traguardo.

Per ora, dunque, niente manifesti elettorali e niente santini: soltanto qualche nome sul tavolo, molte telefonate e una buona dose di diplomazia. La campagna elettorale, quella vera, può ancora aspettare.