La distanza tra Teramo e Atri: due teatri – due destini diversi

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A Teramo il Teatro Romano si avvia finalmente verso la piena valorizzazione. Ad Atri, invece, il Teatro Augusteo resta ancora lì, sotto via Cardinale Cicada, a ricordare un’occasione che la città non è riuscita finora a trasformare in un progetto concreto. La differenza tra le due città, oggi, appare evidente nelle scelte amministrative e nella capacità di dare una prospettiva al proprio patrimonio archeologico. La Conferenza di Servizi ha infatti espresso parere favorevole al progetto esecutivo per la definitiva riqualificazione e rifunzionalizzazione del Teatro Romano. Dopo gli ultimi adempimenti tecnici e amministrativi, i lavori di completamento potranno partire. Il progetto nasce dagli scavi archeologici, dal consolidamento del City Hub e dai test sui materiali effettuati nel cantiere pilota. L’obiettivo è restituire alla città uno spazio storico trasformandolo anche in un luogo vivo e utilizzabile dalla comunità. È prevista infatti un’arena all’aperto da 600 posti per spettacoli ed eventi, oltre alla futura musealizzazione di alcuni reperti. «Teramo avrà uno dei pochi teatri romani in Italia pienamente fruibili dalla comunità», ha sottolineato il sindaco Gianguido D’Alberto. Un risultato che il primo cittadino definisce il punto di arrivo di un percorso durato decenni.
Così mentre Teramo prepara il completamento del proprio Teatro Romano, ad Atri il confronto con il passato diventa inevitabile. Perché sotto via Cardinale Cicada esiste un patrimonio che continua a non trovare una destinazione e una valorizzazione definitiva. Una situazione difficile da comprendere per una città che ama presentarsi come museo a cielo aperto e città d’arte. Il Teatro Augusteo avrebbe potuto rappresentare un altro tassello di questa identità, ma finora non è arrivata quella svolta capace di trasformare l’area in una risorsa per cittadini e visitatori.
Non si è riusciti ad intercettare finanziamenti sufficienti, anche attraverso opportunità come quelle offerte dal PNRR, per arrivare a una soluzione definitiva.
Il confronto con Teramo lascia quindi una sensazione amara: da una parte un’amministrazione che porta avanti un progetto e si prepara a restituire un monumento alla città, dall’altra un sito archeologico ancora in attesa di un futuro. Non è soltanto una questione di fondi, ma anche di visione, progettazione e capacità di trasformare il patrimonio storico in una concreta opportunità culturale. Forse, a questo punto, non resta interrare tutto, segnare i profili e affidare agli atriani del futuro il compito di decidere cosa fare di ciò che oggi non si è riusciti a valorizzare.