Ci sono camminate che non servono ad arrivare da qualche parte. Servono semplicemente a esserci. A settembre, sotto la pineta che si inventò Filiani, una passeggiata può diventare una piccola fuga dal rumore del mondo. Gli alberi, ancora pieni di estate, stendono sulla sabbia e sul sentiero una lunga carezza d’ombra. Il sole filtra tra i rami, disegna chiazze luminose sul terreno e accompagna i passi senza mai imporsi.
E poi c’è la brezza marina. Arriva leggera, quasi timida, attraversa la pineta e porta con sé il profumo del mare. Un profumo che non ha bisogno di essere spiegato: basta respirarlo per sentire che l’estate non è ancora finita del tutto. Camminando, attraverso le piccole dune di sabbia, il mare appare e scompare . Volgendo gli occhi all’insù, invece, Per qualche istante, tra i tronchi degli alberi, si apre uno sprazzo d’azzurro. Poi la pineta torna a chiudersi e quel piccolo frammento di cielo scompare dagli occhi. Qualche passo ancora, e rieccolo. Una finestra improvvisa sull’infinito. È forse proprio questo gioco di apparizioni e sparizioni a rendere la passeggiata così speciale: il mare non è sempre al nostro fianco, ma sappiamo che c’è. Lo intuiamo oltre le dune, lo sentiamo nell’aria, ne respiriamo la presenza.
Settembre ha un modo tutto suo di restituire le cose alla loro essenza. La spiaggia comincia lentamente a svuotarsi. Gli ombrelloni diminuiscono, le file di sdraio si accorciano, gli stabilimenti balneari cominciano a mettere ordine alla stagione appena trascorsa. Ombrelloni e lettini vengono raccolti, lavati, sistemati con cura e riposti, in attesa di un’altra estate. È un piccolo rito di commiato. La spiaggia, che per mesi è stata piena di voci, bambini, musica, giochi e confusione, torna piano piano al suo respiro naturale. E in quel lento svuotarsi c’è qualcosa di profondamente bello. Finalmente si può ascoltare il vento.
Si può sentire il rumore delle onde senza doverlo cercare. Si può camminare senza avere la sensazione di essere immersi in una folla. E soprattutto si può assaporare quella strana, bellissima sensazione di libertà che soltanto certi giorni di settembre sanno regalare. Lungo il cammino si incontra ancora qualche venditore ambulante che cerca rifugio all’ombra della pineta, aspettando che passi la calura. Qualcuno cammina veloce, a testa bassa, concentrato sul proprio passo, sul proprio ritmo, forse sulla distanza da percorrere e sulle calorie da consumare. E viene quasi da pensare che sia un peccato. Perché intorno c’è tutto quello che servirebbe per fermarsi un momento. Un soffio di vento; l’odore del mare del mare. L’aroma di crema solare degli ultimi bagnanti. La luce che cambia continuamente. Da lontano puoi scorgere anche la Torre di Cerrano
Si incontrano persone: qualche nonno con i bambini e tante solitudini che tentano di colmare i loro vuoti con cani e tanto movimento. Pochi salutano, quasi nessuno sorride. .Ognuno chiuso nei propri pensieri, nelle proprie preoccupazioni, nella propria musica, nel proprio desiderio di raggiungere un obiettivo. Come se anche una passeggiata dovesse necessariamente produrre qualcosa: chilometri, sudore, fatica, risultati.E invece, qualche volta, non c’è niente da conquistare. C’è soltanto da camminare. Da respirare. Da guardare. Da lasciarsi attraversare dalla bellezza e magari dal dolore. Sotto la Pineta di Pineto, in una mattinata di settembre, mentre la stagione si ritira lentamente dalla spiaggia e il mare torna a essere protagonista, la natura sembra ricordarci una cosa semplice: la libertà non è sempre andare lontano. A volte è soltanto avere il tempo di camminare piano, sentire la brezza sulla pelle e accorgersi che, tra un tronco e l’altro, il mare è ancora lì.
