Padre Giacomo Raineri verso gli altari: a Roseto prende il via l’iter di canonizzazione

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Da Roseto degli Abruzzi parte un nuovo capitolo della storia di padre Giacomo Raineri, il sacerdote missionario che per decenni ha portato la propria testimonianza di fede in Italia e nei territori dell’ex Jugoslavia. Nel settembre 2025 è stato annunciato l’avvio dell’iter del processo di canonizzazione, nel sesto anniversario della sua morte. L’iniziativa è stata accompagnata da un momento di preghiera e di testimonianze al cimitero di Roseto, presieduto dal vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, monsignor Lorenzo Leuzzi, e promosso dal Comune insieme alla parrocchia del Sacro Cuore e alle comunità del Cammino Neocatecumenale.

È importante precisare che l’avvio dell’iter non significa che padre Giacomo sia stato proclamato santo. Si tratta dell’inizio di un percorso ecclesiale nel quale dovranno essere raccolti ed esaminati documenti, testimonianze e altri elementi relativi alla sua vita, alla sua fede e alla sua attività pastorale. Saranno le autorità ecclesiastiche competenti a valutare, secondo le procedure previste dalla Chiesa, gli elementi della causa.

Una vocazione nata presto

Giacomo Raineri nacque il 25 luglio 1939 a Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia. La sua vocazione religiosa maturò fin da giovanissimo e lo portò, appena dieci anni, a entrare nel seminario apostolico dei Piamartini a Brescia.

Dopo il noviziato, la formazione religiosa e gli studi teologici a Roma, il 15 luglio 1967 fu ordinato sacerdote dal vescovo di Brescia, monsignor Luigi Morstabilini.

Qualche anno dopo arrivò a Roseto degli Abruzzi. Fu qui che la sua esperienza sacerdotale prese una direzione destinata a segnare profondamente il resto della sua vita.

Alla fine degli anni Sessanta attraversò una fase di crisi esistenziale e spirituale. Trasferito nella parrocchia del Sacro Cuore, entrò in contatto con il Cammino Neocatecumenale. Nel 1971, proprio nella parrocchia rosetana, iniziarono le catechesi che portarono alla nascita della prima comunità neocatecumenale della città e, secondo le fonti locali, della prima comunità del Cammino sulla costa adriatica.

Quell’esperienza contribuì a rafforzare in lui il desiderio di una vita missionaria. Il suo obiettivo era portare il Vangelo là dove fosse necessario, anche oltre i confini della propria terra.

Dall’Abruzzo ai Balcani

La vocazione all’evangelizzazione itinerante lo portò a operare in diverse regioni italiane e, soprattutto, nei territori dell’ex Jugoslavia.

Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Slovenia, Montenegro e Macedonia furono alcune delle realtà nelle quali svolse la propria attività pastorale. Furono anni complessi, segnati dalle tensioni politiche e, in alcuni contesti, da difficoltà e persecuzioni nei confronti delle comunità religiose.

Secondo le testimonianze raccolte negli anni, padre Giacomo riuscì a costruire rapporti con comunità appartenenti a popoli ed etnie differenti, contribuendo alla nascita di numerose comunità neocatecumenali e alla fondazione di due seminari missionari diocesani.

Il legame con i Balcani rimase forte anche dopo la sua morte. Ai funerali celebrati a Roseto nel settembre 2019 parteciparono circa mille persone, con rappresentanti arrivati anche da Croazia, Serbia, Slovenia, Bosnia e Macedonia. Alla celebrazione presieduta dal vescovo Lorenzo Leuzzi parteciparono circa 120 sacerdoti.

«Dove il Signore mi vorrà»

Nella biografia dedicata a padre Giacomo emerge con particolare forza il carattere missionario della sua scelta. Durante le catechesi del 1971 aveva maturato il desiderio di lasciare la propria terra per annunciare il Vangelo «dove il Signore mi vorrà».

Quella frase avrebbe sintetizzato il percorso di un sacerdote che fece dell’itineranza una delle caratteristiche principali della propria esperienza pastorale.

A un certo punto la sua scelta missionaria entrò in contrasto con le possibilità offerte dalla congregazione religiosa di appartenenza. Padre Giacomo lasciò quindi la congregazione e, nel 1981, si incardinò nella Diocesi di Teramo, proseguendo con il consenso del vescovo la propria attività itinerante.

Da quel momento la sua vita fu scandita da viaggi, comunità, incontri, catechesi e missioni. Tra le persone alle quali dedicava particolare attenzione c’erano i giovani, che seguiva attraverso l’ascolto e l’accompagnamento spirituale.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente. Nonostante le difficoltà, continuò a dedicarsi all’attività di evangelizzazione.

Padre Giacomo Raineri morì il 18 settembre 2019. Pochi giorni dopo, Roseto si raccolse per i suoi funerali. La grande partecipazione della comunità neocatecumenale, con persone arrivate anche dai Paesi dell’ex Jugoslavia, testimoniò il legame costruito dal sacerdote durante gli anni della sua missione.

La tomba e il legame con Roseto

Dopo la sua morte, la tomba di padre Giacomo nel cimitero di Roseto è diventata un luogo frequentato anche da fedeli provenienti dai Balcani. Le fonti locali riferiscono di presenze da Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Slovenia.

Il legame con Roseto è stato ulteriormente sottolineato nel gennaio 2024, quando il piazzale antistante il cimitero capoluogo è stato intitolato alla sua memoria, con lo svelamento di una stele commemorativa. Alla cerimonia parteciparono cittadini, autorità e delegazioni provenienti anche dall’estero.

Per la città delle Rose, padre Giacomo rappresenta dunque una figura legata non soltanto alla vita religiosa locale, ma anche a una storia che, partendo dall’Abruzzo, si è sviluppata lungo le comunità dell’Adriatico e nei territori balcanici.

Un cammino che parte da Roseto

L’avvio dell’iter per la canonizzazione apre ora una fase diversa. Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso nel quale dovranno essere raccolte, verificate e valutate le testimonianze sulla vita e sulla fede del sacerdote.

La stessa Chiesa distingue chiaramente le diverse fasi che possono condurre, eventualmente, al riconoscimento delle virtù eroiche, alla beatificazione e infine alla canonizzazione. L’avvio di una causa, dunque, non equivale al riconoscimento della santità, ma apre un’indagine ecclesiale sulla vita e sulla fama di santità del candidato.

Per Roseto, però, il significato della vicenda va anche oltre l’aspetto strettamente ecclesiale. Padre Giacomo era nato in Lombardia, ma fu proprio nella città abruzzese che maturò una svolta decisiva della sua esperienza sacerdotale. Da qui partì il suo lungo percorso missionario, che lo avrebbe portato per decenni lontano dalla costa adriatica e dentro le comunità dell’ex Jugoslavia.

Oggi è ancora Roseto a rappresentare il punto di partenza di un nuovo cammino. Un percorso che dovrà stabilire, attraverso l’esame delle testimonianze e della documentazione, quale riconoscimento la Chiesa potrà eventualmente attribuire alla vita e alla testimonianza di padre Giacomo Raineri.