Scerne di Pineto, il paradosso del trasporto scolastico: una sorella sì, l’altra no

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Una storia incredibile e dai connotati paradossali arriva da Scerne di Pineto, dove, secondo quanto viene segnalato, il senso amministrativo avrebbe letteralmente fatto cilecca. Si tratta di una vicenda singolare che inevitabilmente solleva interrogativi sulle modalità di organizzazione del trasporto scolastico e che finisce per coinvolgere anche chi ha precise responsabilità politiche, a partire dall’assessorato all’Istruzione.

La storia, davvero particolare, vede come protagoniste due sorelline. La più grande usufruiva del servizio di trasporto scolastico sia all’andata sia al ritorno. Con l’inizio del nuovo anno, però, anche la più piccola ha iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia e, per lei, il servizio di trasporto è stato regolarmente previsto. Il paradosso è che, proprio nello stesso momento, alla sorella maggiore, ora iscritta alla scuola primaria, sarebbe stato revocato l’accesso al pulmino.

Si è così venuta a creare una situazione di forte disagio, sia per la bambina sia per la famiglia, che si trova nella condizione di poter usufruire del trasporto scolastico per una figlia, ma di dover provvedere privatamente agli spostamenti dell’altra.

Di fronte a questa situazione sono immediatamente scattate le proteste e ora spetta all’assessorato competente fare chiarezza, sciogliere la matassa e individuare una soluzione. Se esistono criteri precisi per l’accesso al servizio, infatti, è evidente che l’Ente debba applicarli in modo coerente, cercando soprattutto di evitare che si vengano a creare disparità tra gli utenti.

Quello che chiedono i cittadini è molto semplice: risposte chiare e un intervento concreto da parte di chi di dovere, affinché la situazione possa essere risolta. Anche perché si parla di un servizio che riguarda direttamente le famiglie e che non dovrebbe trasformarsi in una fonte di disagio o di disparità.

Non si può, forse per una svista o per una disattenzione, creare una situazione di questo genere. E, soprattutto, occorre evitare che decisioni o modalità organizzative finiscano per penalizzare una famiglia e creare una disparità tra due sorelle che frequentano entrambe le scuole del territorio.