Silvi Paese, famiglie evacuate ancora in attesa dei contributi per l’affitto

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A mesi dalla frana di Silvi Paese, torna a farsi sentire la protesta delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni. Il nodo riguarda in particolare il sostegno economico per gli affitti degli alloggi nei quali gli sfollati sono stati sistemati dopo gli sgomberi. Le famiglie denunciano di essere ancora in attesa dei contributi promessi per far fronte alle spese di locazione.
Una situazione che pesa ulteriormente su nuclei familiari già costretti ad affrontare l’emergenza e l’impossibilità di rientrare nelle proprie case. Il caso era già stato sollevato nei mesi scorsi dall’avvocato Antonino Orsatti, legale di due famiglie evacuate a seguito della frana di Santa Lucia. Secondo quanto riferito dal legale, gli impegni annunciati dall’amministrazione non si erano ancora tradotti nei pagamenti dei canoni di affitto.
Il sindaco Andrea Scordella aveva replicato assicurando lo stanziamento di 20 mila euro di fondi comunali straordinari destinati al sostegno delle famiglie. I ritardi, secondo il primo cittadino, erano legati ai tempi burocratici necessari per completare i mandati di pagamento. Nel frattempo, l’emergenza abitativa si è inserita in un quadro molto più ampio: dopo gli eventi franosi di marzo, erano 21 le famiglie e 38 le persone risultate sfollate.
Alcuni edifici sono stati successivamente interessati da nuovi provvedimenti, mentre per altri il monitoraggio tecnico ha consentito il rientro dei residenti. La questione dei contributi resta però centrale per chi non ha ancora potuto tornare nella propria abitazione. Le famiglie chiedono tempi certi e soprattutto che il sostegno economico venga effettivamente erogato.
Una richiesta che arriva mentre proseguono anche le attività per la messa in sicurezza delle aree interessate dal dissesto. La Regione ha infatti già stanziato 244 mila euro per gli interventi urgenti sulla frana di Santa Lucia. Per gli sfollati, però, accanto alla sicurezza del territorio rimane aperta anche la necessità di garantire una sistemazione sostenibile nel tempo. La protesta chiede quindi che alle rassicurazioni seguano risposte concrete e pagamenti. Il caso riporta ancora una volta al centro dell’attenzione la situazione delle famiglie che, dopo aver perso temporaneamente la propria casa, continuano a sostenere i costi dell’emergenza.