Evasori, il vostro “risparmio” lo paghiamo noi

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Cari evasori fiscali,

Questa lettera (che di certo non leggerete o che snobberete) è rivolta a voi. Vorrei farvi sorgere qualche senso di colpa ma dubito che ci riuscirò. Anzi credo che la missiva farà alzare ulteriormente la pressione e chi le tasse le paga. Intanto vorrei partire da un equivoco lessicale: direi che è ora di non chiamarvi più “furbi” e passare al “disnonesti”. Chi guadagna e nasconde deliberatamente i propri redditi non è furbo: sta semplicemente facendo pagare agli altri la propria parte. I dati sulle dichiarazioni 2024 raccontano un sistema nel quale il 18,78% dei contribuenti con almeno 35 mila euro di reddito versa circa il 65% dell’Irpef. Attenzione: avere un reddito basso non significa essere evasori. Quasi sempre significa che chi incassa non dichiara e sottrae risorse alla collettività.

E quelle risorse non sono astratte. Sono scuole da sistemare, strade da asfaltare, ospedali da finanziare, trasporti da far funzionare, servizi sociali da garantire. Quando voi non pagate ciò che dovete, qualcun altro paga al posto vostro. Spesso è il lavoratore dipendente che non può nascondere nemmeno un euro, il pensionato, l’impresa che emette regolarmente fatture. E c’è di peggio: mettete in difficoltà chi rispetta le regole e, in alcuni casi, fate concorrenza a chi lavora onestamente con un vantaggio che non dovrebbe esistere. Certo, lo Stato deve combattere gli sprechi, semplificare le tasse e utilizzare meglio il denaro pubblico. Ma lo spreco pubblico non è una licenza per evadere. Se le tasse sono ingiuste, si cambiano. Se lo Stato spreca, lo si contesta. Ma decidere unilateralmente di non pagare significa scaricare il proprio conto sulle spalle degli altri. Quindi, cari evasori, una domanda soltanto: quando nascondete ciò che dovete al fisco, siete davvero voi a risparmiare o siamo tutti noi a pagare il vostro conto?