Il piano di riqualificazione dell’area dell’ex scuola Mambelli in un parcheggio per scuolabus ha innescato una dura polemica tra l’amministrazione e i residenti di via Finocchi. Al centro della contesa ci sono i rischi legati all’inquinamento atmosferico, al caos viario e all’impatto acustico a ridosso delle abitazioni. Sulla vicenda è intervenuta ufficialmente anche l’opposizione consiliare, decisa a fare chiarezza sulla reale sostenibilità dell’opera.
Il progetto prevede la creazione di dodici stalli di sosta dedicati ai mezzi per il trasporto scolastico. Una decisione che ha suscitato la preoccupazione del quartiere, spaventato dalle possibili conseguenze sulla salute pubblica e sulla qualità della vita. A dare voce istituzionale al malcontento dei cittadini è stato il consigliere comunale Ugo Giuliani, che ha depositato un’interrogazione formale indirizzata al sindaco e al presidente del Consiglio comunale. L’obiettivo dell’atto ispettivo è verificare la compatibilità urbanistica, acustica e ambientale dell’infrastruttura, chiedendo se siano state predisposte le valutazioni tecniche necessarie, come la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Le stime tecniche sull’impatto dei dodici scuolabus a gasolio restituiscono, secondo quanto riportato, un quadro di forte criticità per l’area interessata. Considerando i consumi in ciclo urbano, stimati tra i 35 e i 50 litri di carburante ogni 100 chilometri, le emissioni combinate dei veicoli in transito vengono indicate tra gli 8,4 e gli 11,2 kg di CO₂ per chilometro percorso all’interno del terminal. Sebbene i motori Euro VI moderni utilizzino sistemi di post-trattamento, come i filtri antiparticolato (FAP) e la tecnologia SCR con AdBlue, la concentrazione dei mezzi in un’area così ristretta desta preoccupazione. Il calcolo, secondo il testo, si basa su report di settore sulla mobilità sostenibile, come quelli elaborati da ISPRA e da agenzie per l’energia e l’ambiente.
La preoccupazione maggiore degli esperti e dei residenti riguarda le cosiddette partenze a freddo, concentrate nelle prime ore del mattino. In questa fase, la tendenza a lasciare i motori accesi al minimo per alimentare i sistemi di riscaldamento dei veicoli può comportare emissioni di ossidi di azoto (NOx) e polveri sottili (PM10 e PM2.5). Le stime sull’abbattimento degli inquinanti locali, in particolare del particolato, fanno riferimento ai limiti di omologazione imposti dalle normative europee. Secondo le preoccupazioni espresse dai residenti, il rischio sarebbe quello di creare una sorta di “canyon urbano”, ovvero un accumulo di gas di scarico a ridosso del percorso pedonale dedicato agli utenti del trasporto pubblico locale.
«Tutti vogliamo una mobilità efficiente, ma non a spese di chi abita qui», dichiara una residente della zona che ha preferito mantenere l’anonimato. «Ci chiediamo come si possa pensare di far convivere dodici pullman diesel con le persone a così poca distanza dalle case. Il rischio concreto è di trovarsi immersi in una cappa di smog, con gas di scarico particolarmente critici per i bambini, i cui apparati respiratori sono più vulnerabili agli inquinanti, polveri sottili e un inquinamento acustico insostenibile».
Oltre alle emissioni, il quartiere teme il collasso della viabilità. La stretta vicinanza tra il terminal e le aree di sosta pubblica rischia di trasformare i flussi mattutini in un caos viario, aggravato dai divieti di accesso stagionali già presenti nella segnaletica.
La residente conclude: «Prima che l’opera diventi irreversibile, come residenti chiediamo risposte chiare all’amministrazione comunale. Servono garanzie sulle barriere di protezione, sull’obbligo di spegnimento dei motori in sosta e su una viabilità che non sacrifichi la nostra salute e la vivibilità del quartiere in nome di una pianificazione calata dall’alto e poco attenta all’ambiente urbano».
