Roseto, la campagna elettorale per le amministrative del 2027 non è ancora ufficialmente iniziata, ma qualcuno sembra aver già apparecchiato la tavola. Il problema è che, per ora, gli invitati continuano a litigare su chi debba sedersi a capotavola.
La presentazione di Vanessa Quaranta ha aperto di fatto la partita. Sei liste in campo, Fratelli d’Italia e Noi Moderati a sostegno, diverse realtà civiche pronte a giocarsi la partita. Ma la fotografia del centrodestra, più che quella di una coalizione compatta, racconta per ora di un’area politica ancora divisa: Lega, Forza Italia e Udc non fanno parte dello schieramento presentato. E questa è probabilmente la prima domanda che la politica rosetana dovrà affrontare: quanto può essere realmente competitivo un centrodestra che parte senza tutti i suoi pezzi?
La seconda domanda riguarda invece il centrosinistra. Qui il problema non è soltanto chi sarà candidato sindaco, ma quanti centrosinistra ci saranno alle urne. Mario Nugnes, sindaco uscente, punta alla riconferma e può contare su una parte dell’attuale maggioranza. Ma attorno al suo nome il Partito Democratico sembra tutt’altro che compatto.
Secondo una ricostruzione raccolta in ambienti della coalizione, una parte del Pd sarebbe pronta a sostenere il sindaco uscente, mentre un’altra componente potrebbe scegliere di non scendere direttamente in campo. Tradotto dal politichese: il rischio è quello di una nuova frattura interna, con conseguenze tutt’altro che marginali sul piano elettorale.
E poi c’è Rosaria Ciancaione, che si prepara alla sua terza sfida consecutiva per la poltrona di sindaco. Anche il fronte progressista, però, è tutt’altro che unito. Il mancato sostegno di tutte le forze della sinistra potrebbe costringerla a una corsa autonoma, privandola di una parte del tradizionale bacino elettorale.
Insomma, mentre i partiti parlano di unità, a Roseto si contano soprattutto le separazioni. Ma è la genesi dell’operazione Quaranta a rendere la partita ancora più interessante.
Negli ambienti politici rosetani circola da tempo la lettura secondo cui dietro la nuova aggregazione vi sarebbe anche una rete di rapporti personali e politici costruiti negli anni. In questo quadro vengono chiamati in causa Tommaso Ginoble, Paolo Gatti e Marilena Rossi. Il termine che ricorre nei retroscena è quello delle “cambiali elettorali”. Naturalmente non nel senso letterale del termine, ma come metafora di quei rapporti di consenso, sostegno e riconoscenza che nella politica possono sopravvivere a legislature e maggioranze.
Si tratta di ricostruzioni e interpretazioni politiche, non di fatti accertati. Ma sono proprio queste letture a rendere interessante anche ciò che è accaduto durante la presentazione di Quaranta: presenze, assenze, apparizioni rapide e silenzi sono diventati materiale per il consueto esercizio di interpretazione della politica locale.
L’assenza di alcuni esponenti regionali, compreso l’assessore Umberto D’Annuntiis, è stata inevitabilmente notata. Così come quella di Paolo Gatti e la presenza soltanto fugace di Marilena Rossi. Nulla che, preso singolarmente, dimostri una strategia politica.
Ma in una campagna elettorale che deve ancora cominciare, anche una sedia vuota può diventare un piccolo caso politico.
E qui arriva il vero punto interrogativo. Che farà il centrodestra rimasto fuori dalla coalizione di Quaranta? Lega, Forza Italia e Udc resteranno alla finestra, aspettando di capire come evolverà la situazione, oppure proveranno a costruire un’alternativa? E quale spazio proverà a occupare il mondo politico che fa riferimento al generale Roberto Vannacci, che a Roseto può contare su una presenza organizzata?
La risposta potrebbe cambiare sensibilmente lo scenario. Perché al momento la situazione è quasi paradossale: il centrosinistra rischia di presentarsi diviso, il centrodestra non è ancora unito e la candidatura di Quaranta, pur avendo già raccolto sei liste, non ha ancora riunito tutto il fronte alternativo al sindaco uscente.
E mentre tutti assicurano di avere un progetto per Roseto, la politica sembra impegnata soprattutto a capire chi pagherà il conto delle alleanze, chi incasserà i dividendi e, soprattutto, chi presenterà la fattura dopo il voto.
A maggio 2027 manca ancora parecchio. Ma a Roseto, evidentemente, qualcuno ha già cominciato a fare i conti.
